mercoledì 5 agosto 2020

Recensione di "Doppio delitto al Grand Hotel Miramare", di Emilio Martini, Corbaccio edizioni.

Recensione di "Doppio delitto al Grand Hotel Miramare", di Emilio Martini, Corbaccio  edizioni.

Una mattina il commissario Gigi Berté sta camminando da solo per il porto di Lungariva, una località turistica ligure dove, in seguito a un provvedimento disciplinare, si trova confinato. Non ha il cuore leggero per il problema d'amore che ha con la Marzia, una donna sposata. Una telefonata lo riporta alla cruda realtà, la sua realtà, quella lavorativa. Nella notte di Pasqua, in un elegante albergo, una coppia di amanti è stata uccisa a colpi di pistola. Chi li ha uccisi e perché? Chi sono gli ospiti di quell'albergo e soprattutto chi è la contessa Van der Meer, datrice di lavoro delle vittime? Inizia così un'indagine che porterà alla luce rivelazioni sorprendenti e non solo…

Un giallo straordinario per il ritmo della narrazione. A mio parere è così che dovrebbe essere scritto un giallo: non è crudo, non ci sono scene splatter, proprio perché si tratta di un giallo e non di un medical thriller o altro genere simile.
L'autore (le autrici a dire il vero) dà vita a un protagonista diverso e per nulla convenzionale rispetto ai tanti commissari di cui siamo abituati a leggere.
Il commissario Luigi Berté è un uomo che preferisce lavorare da solo, con le sue convinzioni e i suoi vizi, un uomo che non sa raccontare bugie nemmeno a se stesso.
L'indagine porterà a galla storie di violenza ma anche di speranza, coraggio, voglia di rivincita. Il lettore viene rapito e mosso dalla voglia di scoprire tutta la verità su una storia costruita perfettamente, così come l'indagine che ne seguirà.
Non mancano l'ironia e il sarcasmo che rendono la lettura molto piacevole. Le ambientazioni sono suggestive e le descrizioni, benché brevi, danno voce a emozioni e sensazioni che appagano il lettore.
La storia è perfettamente equilibrata. Lo stile è scorrevole, arricchito da espressioni dialettali che rendendo il tutto molto verosimile.




giovedì 30 luglio 2020

Recensione di "Blind spot", di Andrea Novelli Novelli Zarini, Ink Edizioni

Recensione di "Blind spot", di Andrea Novelli Novelli ZariniInk Edizioni
“Los Angeles. La criminologa Kylie Evans conduce una vita ritirata, lontana dai riflettori della ribalta. Una grande paura la fa vivere lontano dalla società. Una casa sulla spiaggia è il suo unico rifugio, dove scrive e rafforza lo spirito col Tai Chi. Nel frattempo una incredibile sequenza di omicidi insanguina i dorati quartieri di Beverly Hills e Pasadena. La figlia di un petroliere, un noto milionario e un famoso stilista sono vittime di orrende mutilazioni. Incaricato delle indagini è Jack Barrett, un poco convenzionale agente dell'FBI che veste come un cowboy e si muove su una vecchia Ford Mustang del '67. La Evans deve rimettersi in gioco per le insistenze di Barrett: è necessario comprendere le analogie tra i delitti. Lo studio della vittimologia conduce al colpevole che, in base al profilo e grazie a prove schiaccianti, viene arrestato. Ma un altro delitto fa ripartire tutto da zero. Chi c'è allora dietro tutto questo orrore? E, soprattutto, perché?”
Un giallo scritto con cura, dove ogni dettaglio e ogni parola sono essenziali e funzionali alla storia. Tutto scorre, tutto è chiaro. Pagina dopo pagina la curiosità si mescola alla tensione.
Blind Spot è un romanzo senza fronzoli, senza digressioni inutili e noiose. Spazia dalla verità alla bugia, dalla paura alla vendetta, dalla consapevolezza alla libertà. La libertà: quando davvero potremo ritenerci liberi? Il dispiacere, il dolore, la bramosia, i sentimenti più disparati accompagnano il lettore per tutta la lunghezza del romanzo.
C'è l'essere umano in questo medical thriller. Ci siamo noi con il nostro punto cieco, il blind spot, il nostro enigma, il punto esatto dove ci arrendiamo, oppure il punto esatto che decidiamo di oltrepassare. Per farlo, però, bisogna sconfiggere la paura.
Un medical thriller che non ha nulla da invidiare a quelli nati dalle penne dei maestri di genere.

domenica 19 luglio 2020

Recensione de "Il quaderno dell'amore perduto" di Valérie Perrin, edizioni Casa Editrice Nord

Recensione de "Il quaderno dell'amore perduto" di Valérie Perrin, edizioni Casa Editrice Nord
"La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l'una uguale all'altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly - un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia - e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un'esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi - quell'amore - dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l'amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d'impugnare la penna per scrivere il proprio destino? "
Il quaderno dell’amore perduto è un romanzo intenso e doloroso. L'autrice con il suo stile letterario pulito, che invita il lettore a proseguire con piacere nella lettura, vuole sottolineare il fatto che l’amore ha una forza straordinaria: a volte purtroppo una forza distruttiva, così come a volte una forza rigenerante. Come nel suo secondo romanzo “Cambiare l'acqua ai fiori”, l'autrice ci ricorda che su questa terra non siamo altro che turisti. Molti di noi credono di rimanerci in eterno dimenticando che la partenza, invece, potrebbe verificarsi da un momento all'altro. Niente può essere programmato. La Perrin, inoltre, consiglia di vivere guardando poco a ciò che abbiamo lasciato dietro alle nostre spalle. Ciò che dobbiamo fare è guardare avanti. Dobbiamo vivere amando e lasciando amore, altrimenti è inutile vivere. Solo il ricordo che gli altri avranno di noi potrà fare in modo che la nostra esistenza non sia stata vana. Solo l'amore ci salverà? Sì, per lei sì, e francamente anche per me. La vita dovrebbe essere una collezione straordinaria di ricordi e per questo genere di collezioni ci vuole l'amore.

giovedì 2 luglio 2020

Recensione de "Il rifugio" di Tana French Einaudi editore

Recensione de "Il rifugio" di
Tana French
Einaudi editore
"Patrick Spain e i suoi due bambini vengono ritrovati morti in un complesso residenziale mezzo abbandonato per colpa della crisi. Jenny, la madre, è in fin di vita. All'inizio Mick «Scorcher» Kennedy, incaricato delle indagini, pensa alla soluzione più scontata: un padre sommerso dai debiti, travolto dalla recessione, ha tentato di uccidere i propri cari e si è tolto la vita. Ma ci sono troppi elementi che non quadrano: le telecamere nascoste nell'appartamento, i file cancellati su uno dei computer e il fatto che Jenny temesse che qualcuno fosse entrato in casa loro per spiarli. A complicare il quadro, c'è il quartiere in cui vivevano gli Spain - un tempo noto come Broken Harbour - che riporta a galla ricordi dolorosi del passato di Scorcher."
E' il primo romanzo di questa autrice che leggo. Credo che li leggerò tutti.
“Il rifugio” è il quarto romanzo di Tana French. Un giallo che lascia senza parole, un giallo che non "molla" mai, costruito su una trama investigativa che mette a nudo le personalità dei vari personaggi che via via si susseguono.
“Per quale motivo li voleva morti? Era una delle molte ragioni per cui l’omicidio è un crimine speciale: è l’unico che ci fa chiedere perché. Rapine, violenze sessuali, frodi, spaccio e tutta la sporca litania dei reati hanno la spiegazione già inclusa nell’atto. Devi solo inserire il colpevole nello spazio giusto come una chiave nella serratura. L’omicidio invece ha bisogno di una risposta”
Sono tante le domande che l'autrice indirettamente pone al lettore. Un giallo che fa riflettere, che non giudica, perché tutti siamo potenzialmente vittime e carnefici.
“Il rifugio” è un romanzo forte, a tratti fastidioso, duro, freddo, cinico ma maledettamente umano soprattutto quando parla del male che s'annida nei meandri oscuri della nostra mente. La French disegna una tragica e compassionevole generazione di giovani illusi che hanno pagato in prima persona la crisi economica che ha sconvolto l’Europa nel 2007. L’Irlanda, che è la patria dei protagonisti di questo giallo, ha subito pesantemente questa crisi economica, sociale e culturale. Alla French va il merito di essere riuscita a rappresentare il dolore di una generazione delusa e ingannata dai "draghi del potere".
Una storia che rimane anche quando hai concluso il libro.

giovedì 4 giugno 2020

Recensione di "Controcanto" di Sonia Syssa Sacrato, Golem Edizioni

Recensione di "Controcanto" di Sonia Syssa SacratoGolem Edizioni
Ed eccola che ritorna la nostra Cloe, frizzante, ironica, decisa e... maledettamente vera.
Eccola che ritorna con il suo coltellino nascosto negli stivali, con il suo maglione lungo... insomma Cloe non si sa vestire ma sa essere sexy, dolce, aggressiva quando è necessario.
Una scrittura allegra, ironica proprio come Cloe. Un giallo che arriva al cuore, perché chi l'ha detto che un giallo vero deve essere "sporco" di sangue?
Un consiglio: leggete anche "La mossa del gatto", non ve ne pentirete.
"Sono trascorsi sei mesi dalla conclusione dell’avventura che ha visto Cloe affrontare un “cold case” tra le montagne bellunesi e dibattersi tra due possibili relazioni.
Ora gli amori sembrano essere evaporati e Cloe, insieme all’inseparabile gatto Pablo, si trova nella sua amata Torino per trascorrere quella che si preannuncia come una torrida estate.
Ma dove c’è Cloe non può esserci tranquillità e incuriosita dalla storia di un violino “vagabondo” comincia ad indagare insieme ad Alex, nipote della cara amica che la ospita.
La sconclusionata e improbabile coppia di “detective” si mette al lavoro per seguire le tracce lasciate dal misterioso violino ma, nel fare questo, si imbatte in situazioni che si riveleranno estremamente pericolose anche per la loro stessa vita.
Tra drag queen, abusi edilizi, echi della tragedia del cinema Statuto, squallidi personaggi e, forse, un nuovo amore, sarà ancora il gatto Pablo a doverci mettere lo zampino…"

martedì 2 giugno 2020

Recensione de "La tua ultima bugia" di Rachel Abbott, edizione Edizioni Piemme.

Recensione de "La tua ultima bugia" di Rachel Abbott, edizione Edizioni Piemme.
Lo scenario che il lettore si trova davanti, già dalla prime pagine, è cupo.
L'autrice mette il lettore davanti a una continua altalena di possibilità: verità dette, verità taciute, colpi di scena incredibili. Una storia agghiacciante dalla quale è impossibile non venire travolti. Il romanzo ha tutte le caratteristiche del thriller classico: i colpi di scena sono nelle parole e nell'azioni dei personaggi. La Abbott ci accompagna in un viaggio introspettivo dove nessuna descrizione è lasciata al caso. Anche la parte che riguarda il processo è curata nei minimi dettagli.
Il Protagonista è l'odio. Un odio che non lascia spazio al perdono. Per quanto la storia sia terribile, è credibile come credibili sono le motivazioni che costringono l'assassino a trovare, come unica via di fuga possibile, l'omicidio.
Un giallo con la G maiuscola che mette a dura prova la nostra capacità di giudizio che spesso scivola su binari troppo "frettolosi". Perché spesso le cose non sono come appaiono...
" -Quando hai mentito per tutta la vita. Quando il tuo passato è un buco nero e nemmeno tu sai chi sei... forse è troppo tardi per la tua ultima bugia.-
La casa di Marcus North appare come un luogo magnifico e spaventoso a Evie, la prima volta che vi mette piede. Immensa, affacciata su una scogliera, una stupenda vetrata dopo l'altra. Peccato che sulla costa occidentale dell'Inghilterra il vento e il grigio la facciano da padroni: ma anche così, davanti a lei si apre uno spettacolo. Per Marcus, però, le cose sono molto diverse. Quella casa è legata per sempre al ricordo della prima moglie, Mia, e di ciò che accadde al piano di sotto, dove la palestra e la piscina ormai sono chiuse da tempo. E dove lui non mette più piede. Ma adesso c'è Evie, un nuovo, luminoso amore che cancellerà il buio del passato. Almeno così la vede lui.
Non la pensa così Cleo, la sorella di Mark. Non le piace Evie, come del resto non le piaceva Mia. E quando Mark comincia ad allontanarsi, Evie a restare sempre più spesso sola con la sua bambina in quella immensa casa, e Cleo a cercare di capire che cosa c'è davvero tra il fratello e la sua nuova donna, pian piano le verità che ciascuno nasconde verranno a galla. E, come avrà modo di scoprire la detective King - la stessa che accorse quando Mia cadde dalle scale, e che adesso si troverà di fronte, in quella stessa casa, a una scena spaventosa -, l'ultima bugia sarà la più terribile."

martedì 26 maggio 2020

Recensione de "L'angelo di Monaco" di Fabiano Massimi, Longanesi

Recensione de "L'angelo di Monaco" di Fabiano MassimiLonganesi
"Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio. Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le file dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore. Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l’istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire. Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania…
Sullo sfondo di una Repubblica di Weimar moribonda, in cui si avvertono tutti i presagi della tragedia nazista, L’angelo di Monaco è un thriller in miracoloso equilibrio tra inoppugnabile realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal."
A Fabiano Massimi va il merito di avere fatto luce su un episodio storico sconosciuto al pubblico, ovvero la tragica morte di Angela Maria Raubal, detta Geli, nipote di Adolf Hitler. La morte è avvenuta in circostanze misteriose e non chiarite dalla storia. La misteriosa morte di Geli nasconde gli interessi del Partito e dei suoi membri perché la ragazza stava diventando un personaggio scomodo e pericoloso. Le indagini condotte in quel periodo portano alla luce verità scottanti e ingombranti. L'autore fa proprio leva su questi argomenti. Descrive benissimo Monaco e tutti i personaggi che ruotano intorno a questa triste vicenda, compreso Adolf Hitler.
Uno stile letterario unico, brillante e "coraggioso".