venerdì 26 luglio 2019

Recensione di "Caldo amaro" di Sara Ferri, Alter Ego Edizioni

Recensione di "Caldo amaro" di Sara FerriAlter Ego Edizioni
Siamo a Pesaro in estate, un'estate torrida. La città è sconvolta da un feroce crimine e Noelia, giovane biologa, si troverà coinvolta nelle indagini in quanto il laboratorio dove lavora viene chiamato per affiancare i Carabinieri e la Polizia che si occupano del caso. L'indagine risulta fin da subito complessa, presente e passato si amalgamano così come la rabbia, l'odio, l'amore, si mescolano. Le dinamiche umane sono affrontate senza fronzoli e inutili voli di pensiero. Una trama accattivante, una scrittura fluida che mantiene un buon ritmo per tutta la durata del giallo. Non ci sono buchi e nemmeno tempi morti. Tutto è in perfetto equilibrio.
Caldo amaro è il suo giallo d'esordio. Ho già letto il successivo “Dimentica la notte”. Mi sento di dire quindi che l'autrice, per me, ha tutte le carte in regola per collocarsi tra le più brave scrittrici di gialli che io abbia mai letto.
Sara, a quando il prossimo?

sabato 13 luglio 2019

Recensione di "Storie rubate" di Daniela Borla, Leucotea Edizioni

Recensione di "Storie rubate" di Daniela BorlaLeucotea Edizioni
Lettura gradevole e scorrevole. L'autrice racconta -storie- dopo aver ascoltato e osservato il prossimo. Siamo ancora in grado di ascoltare e osservare e soprattutto serve ascoltare e osservare chi e il mondo che ci circonda?
Un ottimo esordio!

mercoledì 10 luglio 2019

Recensione di "Margine di fuoco" di John Smolens Mattioli edizioni.

Recensione di "Margine di fuoco" di John Smolens Mattioli edizioni.
E' la storia di due ragazzi che si innamorano. Lei ha un aborto non voluto alle spalle, lui un senso di incompletezza. E poi c'è l'altro, l'ex fidanzato di lei, che non accetta di essere ex. E' sicuramente un thriller con la T maiuscola che però non ha incontrato il mio gusto. A tratti ripetitivo, pesante anche se l'autore è riuscito pienamente a trasmettere il messaggio che i traumi che subiamo da piccoli e che ci portiamo dentro possono influenzare le nostre scelte future a volte purtroppo in modo negativo.

venerdì 21 giugno 2019

Recensione di "Non mi toccare" di Massimo Tallone, Edizioni del Capricorno

Recensione di "Non mi toccare" di Massimo TalloneEdizioni del Capricorno
È un romanzo potente e nello stesso tempo raffinato.
Una giovane donna che vive e lavora a Torino come traduttrice, è spettatrice di un duplice omicidio: quello dei due suoi unici colleghi. La donna, è affetta da aptofobia ovvero la paura di essere toccati. E’ costretta a fuggire da Torino rifugiandosi in un primo momento in Sardegna per poi nascondersi in Islanda fino alle isole Fær Øer.
Una scrittura precisa, attenta mai banale e soprattutto scorrevole. Massimo Tallone con questo suo ultimo lavoro supera se stesso. La vicenda, che viene narrata attraverso spazi temporali diversi, è ricca di colpi di scena dove finzione e realtà si amalgamano alle perfezione. Nulla è scontato, nulla accade per caso. La suspense che accompagna il lettore dalla prima pagina all’ultima, è una corda tesa che non cede mai. Personaggi ben caratterizzati, precisi i dettagli e superlative le tante metafore.
L’autore tratta e descrive l’aptofobia, con sensibilità e tatto non cadendo mai nell’errore di esprimere giudizi non richiesti su chi soffre di questa fobia.
“Non mi toccare” è un romanzo magistrale, difficile farne una recensione degna. È molto meglio leggere il libro.

venerdì 7 giugno 2019

Recensione di "Emma" di Helena Molinari, Pentagora

Recensione di "Emma" di Helena MolinariPentagora

Una scrittura ineccepibile, scorrevole, precisa. La storia è quella di tante donne che a un certo punto della loro vita non accettano la vita comoda che vivono ma vogliono e cercano di più. Desiderano la serenità del proprio animo, vogliono vivere e non sopravvivere. A una vita sempre uguale, a un marito che chiede ma non da, all'essere madre, che non significa dedicare tanto tempo ai propri figli ma dedicare, semmai, del tempo prezioso, antepongono loro stesse. Ed ecco, infatti, che la nostra protagonista, Emma, tra desideri sopiti e ricordi passati decide di recarsi ad Assisi, eremo e luogo di speranza e rifugio. Deve ritrovare se stessa. E' una donna tormentata che ha tante domande da porsi ma nessuna risposta in merito. Fin qui, tutto intriga il lettore, soprattutto se donna, che si fa complice di un'altra donna che avverte quel bisogno, quasi spietato, di scappare con lei da una realtà deludente, umiliante, da una famiglia che tanto chiede e nulla da. Il lettore sta dalla parte di Emma, è contento per lei, lotta con lei, vuol vincere con lei.
Lei, quel limone strizzato, tornerà a vivere? Ripensa a quell'uomo che chiama Nero, al suo segreto inconfessabile, al sesso... pensa... pensa. E sente. Perché nella vita bisogna sentire ma: "Basta sentire, per essere?"
Ecco, però, che la fede viene incontro a Emma fornendole tutte le risposte.
Quindi fa un passo indietro, molto indietro. Fa una scelta e tutte le scelte vanno rispettate ma : "Basta un po’ di raccoglimento, un po’ di tepore per tornare a essere moglie e madre?"
Spunta la nostalgia di casa, dei figli e del marito, seppur un uomo avvolto dalla nebbia. Marito e figli vengono a bussare al cuore di Emma. E lei apre la porta. E qui mi fermo.
Probabilmente non ho colto quello che voleva dire l'autrice. Forse dentro di me c'è troppo egoismo per cogliere certi messaggi e certe lezioni di vita. E poi per me un romanzo di qualsiasi genere si tratti non deve impartire lezioni ma solo spunti per riflettere. Forse perché per la vita è proprio questo: -vita da vivere e non da sopravvivere-. Non tollero i condizionamenti.
Ripeto: è un romanzo ben scritto con una narrazione incalzante, un linguaggio quasi poetico, molto delicato, profondo e attento ma il messaggio che trasmette mi lascia l'amaro in bocca: "La vita dà quello di cui si ha bisogno, non quello che si vuole."
Forse il mio essere prima di tutto infermiera non può accettare questo messaggio: la vita non da quello di cui si ha bisogno e nemmeno quello che si vuole. La vita semplicemente è. Va colta e vissuta nel miglior modo possibile finché si può perché nessuno di noi può sapere quanto e come, la nostra stessa vita, potrà trasformarsi in tragedia. E sfido chiunque a dimostrami il contrario.
Peccato, però... peccato.

mercoledì 5 giugno 2019

Recensione de "La donna del lago" di Valerio Marra, Newton Compton editori

Recensione de "La donna del lago" di Valerio MarraNewton Compton editori
Un giallo magistrale, un giallo forte ben costruito, per nulla scontato. Tutto fila liscio. La trama è complessa e ben architettata, gli ambienti sono ben descritti, i personaggi ben delineati e caratterizzati. Uno stile letterario che definirei pulito, chiaro, energico e spigliato. Un registro stilistico che non fa mai una piega. Un romanzo giallo che va oltre, oltre i luoghi comuni, oltre il buonismo. La concezione del bene, così come quella del male, si scontrano con la realtà. Questo fa di questo romanzo, un romanzo unico in tutto il suo insieme. Siamo a Roma in una calda mattina di fine estate. Il cadavere di una donna riemerge dalle acque di un lago. Non una donna qualunque ma una donna molto conosciuta in città. Il commissario Festa, un uomo ambizioso, si occupa del caso. Ed ecco che l'indagine si rivela tutto fuor che facile. Chi ha ucciso quella donna e perché? Niente appare com'è e nulla è come appare. Festa si troverà davanti a un'umanità disarmante pronta a mostrare le proprie miserie, le proprio angosce miste a terribili debolezze e insicurezze. Un romanzo giallo che scava dentro al lettore e che lo conduce a riflettere. Siamo così sicuri di sapere chi siamo e cosa vogliamo? Davvero conosciamo il bene e il male? Marra fa una scelta coraggiosa, azzardata perché il finale sorprende e lascia basiti, forse perché lascia in bocca al lettore il sapore forte e a tratti amaro della verità ovvero che siamo tutti in balia del male. Nessuno ne è indenne.

lunedì 27 maggio 2019

Recensione de "Le congiunzioni della distanza" di Mimma Leone Alter Ego Edizioni

Recensione de "Le congiunzioni della distanza" di Mimma Leone Alter Ego Edizioni
“Nella vita, solo chi riesce a tornare a zero arriva dove vuole”
Un romanzo che non riesco a catalogare in nessun genere. Non solo perché lo stile letterario della Leone si avvicina molto a un componimento lirico ma perché ciò che tira le fila di tutta la narrazione è l'introspezione. E questo filo non si spezza mai grazie alla bravura dell'autrice che non cade mai nel banale, nel già visto e scontato.
La protagonista è Ginevra una donna matura con un passato da studentessa paurosa carica di dubbi. È una docente di antropologia all'università di Venezia. È riuscita, nonostante la sua emotività, a diventare qualcuno, tutti quegli anni passati a studiare sono valsi sicuramente a qualcosa. Un giorno però apprende una cattiva notizia: la sua amica d'infanzia Anna è scomparsa. Da qui parte un romanzo magistrale denso di sentimenti in particolare quello dell'amicizia. I personaggi ben caratterizzati invitano il lettore ad interrogarsi sull'importanza della famiglia, dell'abbandono e della solitudine. Un libro che tiene il lettore incollato alle sue pagine grazie alla capacità dell'autrice di creare forti suggestioni. La Leone invita il lettore a riflettere sulla vita, sull'amore, sull'importanza del passato, sul disarmante presente e l'incerto futuro.
Mimma Leone esamina, scomponendolo, l’animo umano mettendo in risalto il bene e il male, la forza e la fragilità. Lo fa senza imporre giudizi, senza mai offrire soluzioni. La grandezza di questo romanzo sta nella spontaneità perché è scritto con il cuore e l'anima, un cuore sicuramente nobile e un animo altrettanto poetico