giovedì 16 novembre 2023

Recensione di "Storie e leggende di Murialdo" di Antonello Merialdo.

 Recensione di "Storie e leggende di Murialdo" di Antonello Merialdo.


In un mondo dove tanti si sentono scrittori solo perché hanno pubblicato un libro [molti tra questi a pagamento…(ma mi taccio su questo argomento, che è meglio)] ecco che compare tra la mia libreria questo libro “Storie e leggende di Murialdo” di Antonello Merialdo.
Sono rimasta colpita, basita ed estasiata. Un libro che non è solo ben scritto ma anche ben pensato e strutturato. È un viaggio nella storia di Murialdo, un paese della Valbormida, viaggio che risulta essere molto interessante.
L’autore ha svolto un lavoro minuzioso, traendo notizie e curiosità dalle più disparate fonti: ricerche sul web, nelle biblioteche, negli archivi locali ma soprattutto attraverso la narrazione di gente comune, di gente del territorio.
Le pagine sanno di “festa”, profumano di pane, raccontano povertà, leggende… pagine che fanno la storia di questo piccolo e grande paese.
L’autore ha molto da insegnare a tanti scrittori diciamo “storici”, credo che nemmeno sia consapevole della grandezza del lavoro che ha fatto. Probabilmente ha scritto con il cuore, cedendo il passo alla ragione solo quando gli era necessario. Però, che gran cosa che ha scritto!


lunedì 6 novembre 2023

Recensione di "Borgo Case Nuove" di Alessandro Marenco edito da Temposospeso.

Recensione di "Borgo Case Nuove" di Alessandro Marenco edito da Temposospeso.


"Una fabbrica, le case che le sono state costruite accanto, le sue maestranze, operai, impiegate, dirigenti, la gente che in quelle case - a un passo dalla fabbrica - sceglie di andarci a vivere; storie di famiglie, storie di vicinato, storie incrociate narrate da molte voci, storie che si leggono come capita di fare quando passando su una strada sopraelevata si sguarda dentro le finestre e si comincia a immaginare le vite degli altri. Borgo Case Nuove aggiunge una nuova tessera - sempre corale, intima e popolare - al mosaico narrativo che da anni Alessandro Marenco dedica alla vita di una valle contadina, stravolta dall'impeto di un vento industriale che, dopo il suo passaggio, ha lasciato scheletri di capannoni vuoti e un incerto deserto sociale."

Una scrittura che cura, che arricchisce e che allontana la mente dalla banalità, dal buonismo, dalla sciatteria. Leggere romanzi di questo spessore salva l’attento lettore dall’arroganza e ignoranza di chi crede che basti pubblicare un libro per definirsi scrittore. La scrittura di Marenco è arte. Ogni parola ha un preciso intento. Così sono tutti i suoi libri ma Borgo Case Nuove è speciale. Funziona fin dalle prime quattro righe. Arriva subito. Ti porta in quel mondo che Marenco descrive ed ecco che, di pagina in pagina, il lettore si trova a indossare i panni di quei personaggi di cui lui narra. È sicuramente una storia straordinaria per come l’ha pensata l’autore. Una storia che fa sospirar , riflettere, piangere, sorridere, imprecare per quello che c’è alla fine della storia. Rassegnazione, rabbia, frustrazione. Un vuoto, un vuoto immenso che nemmeno i ricordi potranno colmare. Regna la vita con tutte le sue sfumature, ricca e povera, bella e brutta, ma pur sempre vita. Storie che si intrecciano, cuori che si aggrovigliano, mani che si lasciano. Balla la vita in questo romanzo, anche senza musica. Spesso senza andare a tempo. Però balla e lo fa dietro la porta di ogni casa. Danza e dopo, alla fine di tutto, rimane quella disarmante incertezza per il futuro perché: «Forse un giorno la fabbrica chiuderà: e se sarà pazienza.» Ed è la fabbrica il personaggio principale di questo romanzo, la fabbrica che tanto ha dato e che poi, chiudendo, tutto ha tolto.
Scrivere una storia come questa è un gesto di disarmante umanità. Marenco ha “umanizzato” la fabbrica, lo ha fatto attraverso tutti i personaggi che intorno allo stabilimento fanno una specie di girotondo… poi, però, si fermano e come dice la filastrocca: “casca il mondo, casca la terra… tutti giù per terra.”



mercoledì 1 novembre 2023

Recensione di "Luce della notte" di Ilaria Tuti, Tea edizioni.

 Recensione di "Luce della notte" di Ilaria Tuti, Tea edizioni.


"Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell'albero l'ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un'indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico... E di terribile."

Una storia vera. Vera e agghiacciante. Vera perché l’autrice racconta di un -male- che esiste e che ancora fa -storia-. Uno stile letterario freddo, preciso ma purtroppo lento, forse anche troppo lento. Una storia che parte con la penna premuta sull’acceleratore ma che poi viene mollato di colpo e il lettore si trova costretto a girare pagine su pagine per arrivare al dunque che, per via di quella accelerazione, è chiaro fin da subito. Concordo su quello che hanno già detto in molti: non è un romanzo ma un racconto lungo. L'indagine si svolge in poco tempo e in pochi punti, tanto che il finale arriva che nemmeno te ne accorgi. Ho trovato i dialoghi un tantino freddi e sono pochi gli "Show, don't tell". Lo sforzo che deve fare il lettore per immaginarsi i personaggi, alcune volte, è davvero troppo. Detto questo, però, è un buon romanzo perché Teresa Battaglia è un personaggio straordinario. Le sue paure la rendono tale, così come le sue fragilità, così umano il suo essere scorbutica. Non si può non provare empatia per lei.