domenica 1 febbraio 2026

Recensione di "Svolta mortale" di Daniele Cambiaso, Edizioni del Capricorno

 Recensione di "Svolta mortale" di Daniele Cambiaso, Edizioni del Capricorno

"Ottobre 1970. Il vicecommissario Lorenzo Muraro, poliziotto in profonda crisi personale, trasferito da poco alla Mobile di Genova dopo un increscioso episodio accaduto durante la rivolta di Reggio Calabria, sotto una pioggia torrenziale accorre sul luogo del ritrovamento di un cadavere, vicino al torrente Bisagno. Un cadavere strano, dice la segnalazione. Incidente o delitto? Nella morte di Antonio Caligari molti dettagli non tornano, ma di lì a poco la scena del crimine e tutta Genova finiscono sommerse da una delle alluvioni più violente della storia cittadina. Riannodare i fili non è facile. Le domande senza risposta sono tante: perché i Servizi s’interessano a quella morte, che in molti vorrebbero archiviata in fretta? Chi era Antonio Caligari? La sua morte è legata al turbolento passato degli anni di guerra o alle torbide frequentazioni del presente? Tra «angeli del fango» e vedove ambigue, imprenditori spregiudicati e reduci agguerriti, in una Genova stremata l’inchiesta si muove tra segreti inconfessabili e insidiose trame politiche, nei giorni caldi della «strategia della tensione». Fino alla svolta decisiva. Che per Muraro potrebbe diventare mortale. Un noir incalzante, ambientato in uno dei periodi più oscuri della storia repubblicana. In cui niente è come sembra a una prima occhiata."

Un romanzo giallo che definirei solenne. Il migliore che io abbia letto negli ultimi anni. La cura e l’abilità letteraria dell’autore rendono questo libro un lavoro di grande qualità. E vi spiego perché. L’autore ha deciso di scrivere in prima persona, scelta rischiosa, perché costringe il lettore a indossare i panni del protagonista, trovandosi a pensare come lui, emozionarsi e soffrire come lui. Se a tale scelta non segue una narrazione perfetta scevra da inutili voli di pensiero e parole, il rischio che il lettore possa perdersi tra le pagine è alto. E un bravo scrittore non deve tradire e lasciare solo il lettore. Il protagonista, il vicecommissario Lorenzo Muraro, viene descritto da Cambiaso con accuratezza, esattamente come uno scultore cesella la sua opera.

Troviamo una Genova distrutta dall’alluvione del 1970 che l’autore è riuscito a descrivere come un vero cronista dovrebbe fare: senza giudicare. La drammaticità della situazione, la disperazione delle persone vengono descritte con ponderazione e autenticità. Cambiaso non fa fiction, non usa parole per catturare il lettore, semplicemente narra con grande maestria, dipingendo scenari veritieri e non, come spesso a volte accade, assurdi e non corrispondenti ai fatti.

Una storia complicata, un romanzo giallo carico di tensione e risvolti inaspettati.

Profonde le riflessioni sulla vita e sulla morte, sull’umano sentire.

"Fisso quei poveri resti ricoperti di fango adagiati sulla barella e depositati sul pianale dell’autolettiga, da cui colavano rivoli limacciosi. Per terra, dentro un sacco, giace la carcassa del cane.

Non è il primo morto che vedo, eppure ogni volta mi fa quest’effetto. Osservo un corpo e mi chiedo quali siano state le sue emozioni, il suo modo di sorridere, mangiare, vestirsi, mi interrogo sulle sue passioni o le sue paure…

Tutto ciò che fa di un uomo l’individuo che amiamo o detestiamo non c’è più."





martedì 6 gennaio 2026

Recensione di "Cercherò i tuoi occhi" di Isabella Nicora Autrice Isabella Nicora, Golem Edizioni

Recensione di "Cercherò i tuoi occhi" di Isabella Nicora Autrice Isabella Nicora, Golem Edizioni.

"Negli anni Sessanta, Amelia, una giovane madre, viene separata da suo figlio, dato in adozione. Intorno a lei si stringe un silenzio complice, un muro di indifferenza e segreti che sembra invalicabile. Nonostante il dolore, trova la forza di ricostruirsi una vita, senza mai smettere di cercare il figlio perduto. Per oltre vent'anni si aggrappa a un unico indizio: un segno distintivo con cui il bambino era venuto al mondo. Un giorno sarà proprio quel dettaglio a spezzare il velo della menzogna, rivelando una verità che il tempo non ha potuto cancellare. Ci sono legami che nessuna distanza può spezzare."

Ci vuole sensibilità e intelligenza (soprattutto quella emotiva) per scrivere un romanzo di tale levatura. Bisogna non solo conoscere l’animo umano, ma saperlo comprendere in tutte le sue sfumature. È necessario sapersi avvicinare alle zone d’ombra dell’essere umano, quelle stanze buie che noi stessi rendiamo inaccessibili, dove chiudiamo quello che del nostro vissuto e del nostro essere fa paura anche a noi. Dove sigilliamo ricordi, errori, dolori. Dove imprigioniamo la nostra capacità di andare oltre. Oltre le apparenze, le consuetudini, i giudizi. Bisogna amare la vita e il prossimo per dare vita a un romanzo di straordinaria umanità come questo. Perché Amelia potrebbe essere la ragazza timida e spigolosa che incontriamo ogni mattina; Cecilia, invece, quella donna apparentemente forte con la quale scambiamo due parole quando siamo in fila alla cassa del supermercato; Raffaella quella ragazza pallida, che pare aver paura della sua stessa ombra, che ogni tanto vediamo camminare lungo la pista ciclabile… e così per altri personaggi ai quali la Nicora ha dato vita.
Una storia che ci coglie impreparati, che a tratti spaventa, raccontata con tatto e cura. Una storia di amori rubati, taciuti, contrapposti. Una storia di vita.
Con una scrittura delicata che profuma di poesia, la Nicora pagina dopo pagina ci conduce lungo una strada incerta e tortuosa così come è la vita ma, nello stesso tempo, ci insegna che l’amore, soprattutto quello filiale, non ha mai fine. Anzi si rigenera.


giovedì 1 gennaio 2026

Recensione di "NoirIA" di Massimo Villa, Edizioni All Around.

 Recensione di "NoirIA" di Massimo Villa, Edizioni All Around.


"Ernesto Palmieri è uno scrittore genovese sulla cinquantina, specializzato in saggi sportivi sul padel. Il suo editore, Corradi, gli comunica che il mercato è saturo di racchette e palline, dovrà scrivere un romanzo noir, genere in cui Ernesto non ha alcuna esperienza. Soprattutto da quando l'astro nascente del noir italiano, Macrì — suo rivale editoriale e personale — continua a umiliarlo anche sul campo da padel. Disperato e senza idee, Ernesto accetta l'aiuto del suo amico Davide, un informatico brillante e paranoico, che gli propone di usare NoirIA, una nuova intelligenza artificiale sperimentale capace di generare trame complesse. All'inizio tutto sembra filare liscio: l'IA inizia a scrivere un noir ambientato nella Germania del 1954 con una misteriosa macchina narrante. Ma ben presto, qualcosa non torna. Ma NoirIA non si limita a suggerire storie. Vuole raccontarne una ben precisa."

Con una scrittura fresca e vivace, Villa ci propone un romanzo brioso pieno di colpi di scena, così come del resto è la vita: un caos all’interno del caos spesso comandato dal caso e dal destino. L’autore porta il lettore su una linea di confine: di qua la realtà e di là la narrazione. E che narrazione, oserei dire una vera e propria filosofia di pensiero.
Un romanzo che non è solo un noir, ma un susseguirsi di considerazioni sulla scrittura, sulle parole scritte. L’opera stimola l’introspezione portando il lettore a riflettere sulla sua stessa esistenza, esistenza che forse noi stessi scriviamo dando vita a un brogliaccio che a volte ha dell’assurdo. Un romanzo che racconta la vita mostrandola da mille angolazioni e che lancia un messaggio: la nostra vita sarà anche una stanza avvolta dal disordine, ma è proprio quest’ultimo a renderci umani.
Un romanzo intelligente, originale, credo unico nel suo genere che passa da zone d’ombra a zone sommerse dalla luce: «L’idea era folle ma affascinante: creare un sistema in grado di generare realtà attraverso la narrazione strutturata. Niente magia. Solo parole, struttura, ritmo. Narrazione come meccanismo attivo».
Ed ecco che la penna di Villa pone il lettore davanti a diverse domande: e se la finzione della narrazione diventasse realtà? Se i personaggi prendessero forma tanto da palesarsi così come li abbiamo narrati? Cosa accadrà quando la storia terminerà?

Ecco perché Noir IA è un romanzo sorprendente, perché pur essendo un noir è qualcosa di nuovo che interroga senza giudicare la risposta. Forse una storia che un pochino inquieta. La narrazione, infatti, è così pulita e chiara da sconfinare oltre la finzione e percepirla reale: «Quindi… se lo scrivi succede?»

Non manca l’ironia: «Isoverde era il genere di posto che anche Google Maps visitava malvolentieri. Frazione dimenticata del ponente genovese, a metà tra una cava di pietra e una cartolina dimenticata…»

Un romanzo da leggere con intelligenza (anche quella emotiva) predisponendosi a comprendere che l’intelligenza artificiale non può fare tutto. Può imitare, ma non può riprodurre il futuro: quello è solo degli umani. Fortunatamente.



venerdì 26 dicembre 2025

Recensione de "La morte non paga doppio" di Bruno Morchio Bruno Morchio, Rizzoli.

Recensione de "La morte non paga doppio" di Bruno Morchio Bruno Morchio, Rizzoli.

"Mariolino Migliaccio non è un poliziotto. Non ha né un ufficio né una licenza. È un investigatore per necessità, un uomo ai margini che conosce bene le ombre di Genova, perché ci è cresciuto dentro. Anche per questo quando Milca, una ragazzina albanese salvata da un giro di prostituzione minorile, gli chiede di indagare sulla morte sospetta di un amico, Mariolino non può tirarsi indietro. La versione ufficiale parla di overdose ma qualcosa non torna: una scena del crimine contaminata e un muro di silenzi dietro cui si intravede un intreccio torbido di speculazioni edilizie, lavoro in nero e minacce sono segnali che Mariolino riconosce seduta stante. Con l’aiuto di un ispettore scorbutico, Migliaccio scava a fondo. E, nel mentre, deve fare i conti con la ferita mai rimarginata della perdita di sua madre."

"La morte non paga doppio" non è solo un libro giallo, ma un libro che urla vita, giustizia, resistenza. Un romanzo che affronta tematiche delicate: dall’emarginazione allo sfruttamento della prostituzione; dal lavoro nero agli appalti e subappalti; dallo spaccio ai furti. L’autore racconta il mondo dei disperati, dei deboli, di quelli che vivono al margine ma che nonostante l’indifferenza del sistema resistono e lottano in nome di un futuro che a loro sembra negato.
La storia è ambientata a Genova tra osterie, vicoli e "crêuze". Una Genova multicolore e multietnica, dipinta con amore e passione. Il ritmo del romanzo è serrato, la scrittura fluente. Tanti i momenti di riflessione intrecciati a quelli di tensione. I personaggi sono perfettamente caratterizzati al punto da risultare veri, così come i dialoghi.
Molte le pagine che regalano respiri e invitano a riflettere. Del resto Morchio, con questo romanzo, lancia una denuncia sociale efficace fin dalle prime pagine, perché trattata con sapienza, tatto e intelligenza. L’autore dosa bene le parole suscitando emozioni che via via scorrono tra le pagine.

"L’indignazione è uno di quegli stati d’animo che andrebbero banditi dall’umano sentire, insieme alla compassione, alla vergogna e alla nostalgia. Sentimenti tossici che avvelenano il sangue e rovinano la vita, senza offrire alcun aiuto per migliore gli standard dell’esistenza… Eppure, non possiamo evitare di provarla ogni volta che ci imbattiamo in circostanze come questa: un poveraccio arrivato su un barcone con la speranza di una vita migliore, si ritrova a campare di espedienti e, nonostante tutto, si danna per dare una mano alla giustizia, col risultato di lasciarci la pelle ed essere bollato come spacciatore."


domenica 14 dicembre 2025

Recensione de "I rimedi del dottor Aiace Debouché" di Andrea Vitali, edito Garzanti Libri

Recensione de "I rimedi del dottor Aiace Debouché" di Andrea Vitali, edito Garzanti Libri.

"Chiuso nel retrobottega della farmacia che ha da poco acquistato a Bellano, il dottor Aiace Debouché sta facendo i suoi conti e le sue valutazioni. È una sera di febbraio del 1920, ovattata dalla neve copiosa che ha imbiancato le rive del lago e coperto il paese di una coltre immacolata. Il risultato delle analisi del dottore appare quanto mai eloquente, ma la causa un po' meno. Forse bisognerebbe indagare sulla scarsa varietà dell'alimentazione dei suoi nuovi concittadini, oppure verificare la presenza di una tara genetica che si tramanda di generazione in generazione; sta di fatto che data la frequenza con cui vengono richiesti alcuni tipi di farmaci è evidente che il malessere più diffuso in paese è la stitichezza. E lui, uomo di scienza dalle robuste ambizioni, si sente perciò investito del compito di trovare un rimedio potente e infallibile. Ma per il dottor Debouché l'arrivo a Bellano non riserva solo peculiarità di tipo sanitario. Vi trova una comunità con le proprie gerarchie, i propri riti e una spiccata tendenza al pettegolezzo. E anche la squisita mostarda del droghiere Vespro Bordonera, che oltre a vendere prelibatezze ha una figlia in età da marito che è un vero gioiello. Vuoi perché Virginia è davvero una bellezza, educata in Svizzera e con velleità di un matrimonio di livello, vuoi perché il Debouché è un ottimo partito e il migliore sulla piazza, l'incontro tra i due sembra già scritto dal destino. Solo che stavolta il farmacista scienziato i conti non li ha fatti con la dovuta accuratezza, soprattutto con sé stesso e con certi problemi che si trascina fin dalla giovinezza."

Con questo ultimo romanzo Vitali ci riporta a Bellano, comune della provincia di Lecco che per l'autore è diventato un teatro dove mettere in scena la vita di personaggi tragicomici. E sono ancora una volta i personaggi, così ben caratterizzati solo già dal nome, a tenere il lettore sulle spine. Quale sorte avrà attribuito a loro la penna di Vitali? Il malcapitato dottor Debouché dovrà fare i conti con gli abitanti di quella sponda del lago che nonostante le difficoltà rimangono sempre in piedi. L'intreccio delle vicende fa riflettere sulle bizzarrie che spesso ci offre la vita, dove tutto non è proprio come appare.



domenica 23 novembre 2025

Recensione de "Il nostro momento imperfetto" di Federica Bosco, Garzanti Libri.

 Recensione de "Il nostro momento imperfetto" di Federica Bosco, Garzanti Libri.


"La vita non rispetta mai i piani, e Alessandra lo scopre nel peggiore dei modi. Credeva di avere tutto sotto controllo: il lavoro come docente di fisica all’università, una famiglia impegnativa ma presente, un uomo solido al fianco, un’esistenza senza scossoni che, varcata la soglia dei quarant’anni, le regala una stabilità agognata a lungo. Una stabilità che crede di meritare. Finché il castello di carte crolla per un colpo di vento inaspettato. Un colpo di vento che spalanca la finestra e travolge tutto, mandando in pezzi la sua relazione d’amore e una buona dose delle sue certezze di donna, insieme alla fiducia, all’autostima e all’illusoria certezza di conoscere l’altro. La tentazione, allora, è di tirare i remi in barca, di smettere di provare, perché il dolore è troppo forte, ma è proprio fra i dettagli stonati della vita che le cose accadono e l’improvvisa custodia dei due nipoti, deliziosi e impacciatissimi nerd, le regala una maternità che arriva quando ormai il desiderio è da tempo riposto in soffitta, portando con sé una rivoluzione imprevista, fatta di richieste di affetto e di rassicurazione e di lezioni in piscina osservate con orgoglio dagli spalti. È così che Alessandra incontra Lorenzo, un uomo dall’ottimismo senza freni, anche se fresco di divorzio con un’ex moglie perfida e una figlia adolescente, capricciosa e viziata. Tante cose li accomunano, ma tante li dividono, perché la paura è tanta e troppe le difficoltà, e ci vuole coraggio per azzardare un percorso sconosciuto che rischia di portarti fuori strada, ma ti permette di ammirare panorami inaspettati e bellissimi. Perché a volte la felicità risiede nella magia di un momento imperfetto."

Scorrevole con andamento allegro, nonostante i drammi che l'autrice racconta con vera maestria. Non mancano l'ironia, la leggerezza, la consapevolezza che la vita è oggi… che poi domani chissà. E non manca l'amore, il vero e unico protagonista di questo libro. È intorno all'amore che girano le pagine del romanzo. Amore passionale, materno, paterno, figliale. E poi c'è la grinta, necessaria per andare avanti malgrado i no e le porte chiuse in faccia. Malgrado le cadute, la rabbia e i litigi. L'amore, l'unica salvezza per ognuno di noi. La Bosco ancora una volta ci stupisce ricordandoci che non è mai troppo tardi per ricominciare. Come non è mai troppo tardi per dire: «No, non ci sto!»


lunedì 13 ottobre 2025

Recensione di "Dal terrazzo e piccole fughe" di Zena Roncada, edizioni temposospeso.

Recensione di "Dal terrazzo e piccole fughe" di Zena Roncada, edizioni temposospeso.


"In 87 brevi racconti, l’autrice ci dona miniature che attraversano le stagioni, accolte come amiche e pensieri floreali che resistono alla malinconia. Ci racconta il suo amore per il terrazzo, ma anche per le strade, che nella pianura lasciano andare via (ma poi riportano sempre a casa), con uno sguardo fresco e complice della vita in tutte le sfumature."

Non è un romanzo, non è una raccolta di poesie. Eppure è tanto. Questo scritto è un dono, una carezza che salva da questo tempo ingannevole e rumoroso.
Tempo. Tempo. Tempo. È sempre una questione di tempo, quello quantificabile in minuti, ore, giorni, mesi e anni.
Tempo. Tempo. Tempo. È sempre una questione di tempo quello qualificabile in gesti, pensieri, riflessioni, emozioni e parole. E il tempo -quantificabile- e -qualificabile- andrebbe speso bene, proprio perché passa, proprio perché segna, a volte graffia.
Zena ci invita a riflettere sulla qualità del tempo, su quello che abbiamo vissuto, che viviamo e che forse, chissà, vivremo ancora.
L’autrice ci aiuta a porgere sguardi precisi e curiosi carichi di consapevolezza e speranza. Sguardi verso il terrazzo, verso strade, verso i sentimenti, i colori e le loro sfumature. È colmo di vita questo libro carico di pagine che arrivano leggere, ma che elargiscono energia e forza. Ricco di buoni propositi. Pagine che profumano di erba appena tagliata e di pane appena sfornato, che insegnano a cogliere quello che di bello la vita ci dà e a non piangere quello che ci toglie. È un susseguirsi di stagioni la nostra vita e Zena lo spiega attraverso i colori che riesce a dare alle parole.
Un piccolo capolavoro, terreno fertile di salvezza.