Recensione de "Le chiamava persone medicina" di Gio Evan edizioni Rizzoli.
"Marelargo è convinto di essere nato con la pelle difettosa, troppo fina, ci passa il mondo attraverso. La sua unica amica, Isabella, dice che i suoi undici anni li porta davvero male, manca di gioco, ha pensieri in formato adulto. Adele è sua nonna, vive la montagna, madrelingua silenzio, conosce il dialetto della natura, si intende con gli alberi, gli animali le parlano. Non sappiamo ancora se questa è la storia di un bambino di città mandato in montagna per guarire dall'ipersensibilità o di sua nonna, custode misteriosa del bosco. Della sua amica, bella e selvaggia, o della montagna, santuario dalle leggi imprescindibili. A ben vedere, questa potrebbe essere benissimo la tua storia."
Senza particolare enfasi e nemmeno con la presunzione di avere qualcosa da insegnare agli altri, questo romanzo di Gio Evan sorprende per la semplicità e leggerezza con cui l’ha scritto. Descrizioni che catturano l’attenzione del lettore portando a galla la meraviglia della natura; emozioni che si amalgamano e s’intrecciano narrate con una prosa libera da schemi.
Osservazione e ascolto, di sé e degli altri. Ascolto del mondo e recupero della nostra umanità. Un racconto che invita ad allontanarsi dal pensiero unico, dalle città, dalla frenesia, dal rumore, dai social. L’autore invita il lettore a entrare in un bosco ponendo attenzione a suoni, profumi e agli animali che lo abitano. Perché il bosco è medicina.






