domenica 12 aprile 2026

Recensione di "Qui siamo tutti colpevoli" di Karin Slaughter, edizioni HarperCollins Italia Editore.

Recensione di "Qui siamo tutti colpevoli" di Karin Slaughter, edizioni HarperCollins Italia Editore.

"BENVENUTI A NORTH FALLS. UNA CITTADINA DOVE TUTTI SI CONOSCONO, MA NESSUNO CONOSCE LA VERITÀ.
Emmy Clifford ci abita da tutta la vita, ed è convinta di conoscere i suoi concittadini. Si sbaglia. Mentre i fuochi d’artificio illuminano la serata del Quattro luglio, per Emmy non è
che una qualunque calda notte del sud, una notte di festeggiamenti come tante altre. Si sbaglia ancora.
Quando la figlia della sua migliore amica le ha chiesto aiuto, ha ritenuto che fossero semplici capricci da adolescente che potevano aspettare. Non si è mai sbagliata così tanto in vita sua. Davanti alla città che si infiamma per la sparizione di due ragazze, Emmy si butta a capofitto nella ricerca, tuttavia ben presto realizza che non si può conoscere davvero una
città se non se ne conoscono i segreti. E lei è pronta per la verità?"

Un romanzo giallo carico di tensione narrativa e introspezione psicologica. L’autrice ci invita a riflettere sulla società, sulle convenzioni sociali, sui mostri che la stessa società riesce a generare. Spesso le persone non sono come appaiono e le famiglie ancora meno. E non basta nemmeno fare la cosa giusta per credere di essere nel giusto, perché la realtà a volte ribalta le cose e il carnefice si trasforma in vittima e viceversa. La parola vale quanto il silenzio, la rabbia quanto la serenità. Tutto accade in una notte di festa, quando due ragazze scompaiono. La festa si trasforma in incubo e quest’ultimo sembra non finire mai. Un tranquillo paese americano viene messo a nudo, le ombre si trasformano in persone e nessuno pare avere scampo. Neanche la protagonista, Emmy Clifford, una poliziotta che si rende conto che nessun passato può essere sepolto, che anche i morti parlano pur chiusi nei loro loculi. Un paese, fatto di facciata, crolla; l’illusione sfuma e la spaventosa realtà viene a galla: tutti sono colpevoli.
La scrittura è fluida, i dialoghi tesi, gli ambienti ben descritti. Un romanzo che narra l’ipocrisia della gente che predica amore, rispetto, onestà e attaccamento alla famiglia ma che davanti alla violenza e l’abuso, generati nei confronti del prossimo, chiude gli occhi. La storia è lo specchio di questa malata società, dove sui social si vede il peggio del peggio, dove l’apparenza conta più dell’essere. Emmy dovrà fare i conti con le famiglie da "mulino bianco" nelle quali si nascondono dinamiche malsane, dove viene repressa la rabbia che quando esplode genera orrore. La protagonista sente urgente il bisogno di rompere il silenzio e di urlare che: "tutti qui siamo colpevoli". Ci riuscirà?
Un thriller psicologico di alto livello che fa riflettere e che un po’ spaventa… perché "nessuno di noi è davvero innocente".



venerdì 3 aprile 2026

Recensione di "All'incrocio dei nostri destini" di Mélissa Da Costa - Auteure, edito Rizzoli.

Recensione di "All'incrocio dei nostri destini" di Mélissa Da Costa - Auteure, edito Rizzoli.

"Sono cinque anni che Ambre non torna ad Arvieux, piccolo paese nel cuore delle Alpi francesi; non un tempo davvero lungo, ma sufficiente a lasciare un segno, se hai vent’anni. Oggi, mentre la giovane donna è in viaggio da Lione, riappaiono davanti ai suoi occhi le baite di montagna. È il richiamo di un’amicizia spenta solo in superficie a portarla qui, una telefonata dell’amica Rosalie piovuta d’improvviso: il suo compagno, Gabriel, le ha scritto un biglietto ed è sparito, lasciandola con i due figli. Oltre ad Ambre arriveranno anche Anton e Tim, ugualmente pronti ad accorrere e fare la loro parte. Mentre Gabriel ancora non si riesce a rintracciare, i quattro amici sono subito sommersi dai ricordi legati a quella stagione invernale passata all’hotel Les Mélèzes, quando ognuno di loro aveva trovato negli altri una nuova prospettiva e nuove energie per riprendere in mano la propria, disordinata vita. Oggi hanno solo qualche anno in più e credono di essere adulti, ma è ancora tutto da costruire. Riallacciare i rapporti dopo così tanto tempo sarà allora un tuffo, necessario a superare la distesa dei risentimenti, di tutti quei dolori rimasti invisibili, per smettere di piangere i fantasmi e recuperare fiato, guardarsi in faccia e dirsi che sì, siamo sempre stati qui, ed è da qui che la vita riparte."

Con questo romanzo, ancora una volta, l’autrice colpisce per la sua scrittura intensa e nello stesso tempo delicata. Il protagonista è l’amore unico e autentico, quello che muove tutto, che tutto ferma e sul quale noi non abbiamo alcun potere. Dopo "Bucaneve" la Da Costa ritorna con gli stessi personaggi per ricordarci che il cuore, anche se deluso, spezzato e tradito, può guarire e tornare ad amare. In fondo al tunnel la luce ci attende perché la felicità è in grado di bucare un terreno apparentemente non fertile. Vivere e non sopravvivere è possibile se sappiamo metterci a nudo anche con noi stessi. E poi ci sono i legami e gli affetti che, se autentici, danno vita a nodi e intrecci che non intrappolano, anzi, rendono liberi.



lunedì 23 febbraio 2026

Recensione di "Genova di veleni e segreti" di Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso, Fratelli Frilli Editori.

Recensione di "Genova di veleni e segreti" di Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso, Fratelli Frilli Editori.

"Genova, novembre 2008. Il tenente Pietro Farné viene incaricato di indagare sulla morte di una donna, un cold case viziato da un'apparente autocalunnia. Parallelamente, Mistral Garlet viene coinvolta nelle indagini su un efferato omicidio nell'entroterra ligure. Le inchieste si intrecciano quando emergono collegamenti con altre morti misteriose e Mistral e Pietro scoprono una rete di intrighi che coinvolge sedute spiritiche, case di moda, laboratori dolciari e strane società di servizi con sede alle Cayman. Si delinea un pericoloso gioco tra passato e presente che potrebbe essere collegato agli anni di piombo genovesi e al mai risolto omicidio di Luigi Farné, lo zio di Pietro, avvenuto nel 1980, aprendo nuovi interrogativi: che significato hanno le rose che da qualche tempo qualcuno depone di nascosto sulla sua tomba? Quali verità esplosive nascondevano i documenti segreti scomparsi dopo la sua morte? Pietro si troverà così a dover affrontare i fantasmi del proprio passato, a operare scelte dolorose anche a livello personale, mettendo a rischio il rapporto con la stessa Mistral. Ma una minaccia letale incombe su di loro e ogni errore può essere l'ultimo, perché la ricerca della verità diventa ben presto una lotta all'ultimo sangue con un nemico senza volto. E la posta in palio è la vita."

Ritornano per la terza volta Mistral Garlet e Pietro Farnè grazie alle penne così ben amalgamate dei loro autori. De Bastiani e Cambiaso hanno dato vita a un romanzo che mette in evidenza, ancora una volta, quanto il loro scrivere a quattro mani sia consolidato e il loro modo di narrare sia preciso e coinvolgente. Utilizzano un registro emotivo che tiene alta l’attenzione del lettore che non può fare a meno di provare empatia per i due protagonisti principali. I personaggi sono ben caratterizzati, così come gli ambienti sono ben descritti.
Un noir da assaporare con calma, la fretta di concluderlo potrebbe fa fuggire qualche dettaglio e tutto in questo romanzo è importante.



domenica 1 febbraio 2026

Recensione di "Svolta mortale" di Daniele Cambiaso, Edizioni del Capricorno

 Recensione di "Svolta mortale" di Daniele Cambiaso, Edizioni del Capricorno

"Ottobre 1970. Il vicecommissario Lorenzo Muraro, poliziotto in profonda crisi personale, trasferito da poco alla Mobile di Genova dopo un increscioso episodio accaduto durante la rivolta di Reggio Calabria, sotto una pioggia torrenziale accorre sul luogo del ritrovamento di un cadavere, vicino al torrente Bisagno. Un cadavere strano, dice la segnalazione. Incidente o delitto? Nella morte di Antonio Caligari molti dettagli non tornano, ma di lì a poco la scena del crimine e tutta Genova finiscono sommerse da una delle alluvioni più violente della storia cittadina. Riannodare i fili non è facile. Le domande senza risposta sono tante: perché i Servizi s’interessano a quella morte, che in molti vorrebbero archiviata in fretta? Chi era Antonio Caligari? La sua morte è legata al turbolento passato degli anni di guerra o alle torbide frequentazioni del presente? Tra «angeli del fango» e vedove ambigue, imprenditori spregiudicati e reduci agguerriti, in una Genova stremata l’inchiesta si muove tra segreti inconfessabili e insidiose trame politiche, nei giorni caldi della «strategia della tensione». Fino alla svolta decisiva. Che per Muraro potrebbe diventare mortale. Un noir incalzante, ambientato in uno dei periodi più oscuri della storia repubblicana. In cui niente è come sembra a una prima occhiata."

Un romanzo giallo che definirei solenne. Il migliore che io abbia letto negli ultimi anni. La cura e l’abilità letteraria dell’autore rendono questo libro un lavoro di grande qualità. E vi spiego perché. L’autore ha deciso di scrivere in prima persona, scelta rischiosa, perché costringe il lettore a indossare i panni del protagonista, trovandosi a pensare come lui, emozionarsi e soffrire come lui. Se a tale scelta non segue una narrazione perfetta scevra da inutili voli di pensiero e parole, il rischio che il lettore possa perdersi tra le pagine è alto. E un bravo scrittore non deve tradire e lasciare solo il lettore. Il protagonista, il vicecommissario Lorenzo Muraro, viene descritto da Cambiaso con accuratezza, esattamente come uno scultore cesella la sua opera.

Troviamo una Genova distrutta dall’alluvione del 1970 che l’autore è riuscito a descrivere come un vero cronista dovrebbe fare: senza giudicare. La drammaticità della situazione, la disperazione delle persone vengono descritte con ponderazione e autenticità. Cambiaso non fa fiction, non usa parole per catturare il lettore, semplicemente narra con grande maestria, dipingendo scenari veritieri e non, come spesso a volte accade, assurdi e non corrispondenti ai fatti.

Una storia complicata, un romanzo giallo carico di tensione e risvolti inaspettati.

Profonde le riflessioni sulla vita e sulla morte, sull’umano sentire.

"Fisso quei poveri resti ricoperti di fango adagiati sulla barella e depositati sul pianale dell’autolettiga, da cui colavano rivoli limacciosi. Per terra, dentro un sacco, giace la carcassa del cane.

Non è il primo morto che vedo, eppure ogni volta mi fa quest’effetto. Osservo un corpo e mi chiedo quali siano state le sue emozioni, il suo modo di sorridere, mangiare, vestirsi, mi interrogo sulle sue passioni o le sue paure…

Tutto ciò che fa di un uomo l’individuo che amiamo o detestiamo non c’è più."





martedì 6 gennaio 2026

Recensione di "Cercherò i tuoi occhi" di Isabella Nicora Autrice Isabella Nicora, Golem Edizioni

Recensione di "Cercherò i tuoi occhi" di Isabella Nicora Autrice Isabella Nicora, Golem Edizioni.

"Negli anni Sessanta, Amelia, una giovane madre, viene separata da suo figlio, dato in adozione. Intorno a lei si stringe un silenzio complice, un muro di indifferenza e segreti che sembra invalicabile. Nonostante il dolore, trova la forza di ricostruirsi una vita, senza mai smettere di cercare il figlio perduto. Per oltre vent'anni si aggrappa a un unico indizio: un segno distintivo con cui il bambino era venuto al mondo. Un giorno sarà proprio quel dettaglio a spezzare il velo della menzogna, rivelando una verità che il tempo non ha potuto cancellare. Ci sono legami che nessuna distanza può spezzare."

Ci vuole sensibilità e intelligenza (soprattutto quella emotiva) per scrivere un romanzo di tale levatura. Bisogna non solo conoscere l’animo umano, ma saperlo comprendere in tutte le sue sfumature. È necessario sapersi avvicinare alle zone d’ombra dell’essere umano, quelle stanze buie che noi stessi rendiamo inaccessibili, dove chiudiamo quello che del nostro vissuto e del nostro essere fa paura anche a noi. Dove sigilliamo ricordi, errori, dolori. Dove imprigioniamo la nostra capacità di andare oltre. Oltre le apparenze, le consuetudini, i giudizi. Bisogna amare la vita e il prossimo per dare vita a un romanzo di straordinaria umanità come questo. Perché Amelia potrebbe essere la ragazza timida e spigolosa che incontriamo ogni mattina; Cecilia, invece, quella donna apparentemente forte con la quale scambiamo due parole quando siamo in fila alla cassa del supermercato; Raffaella quella ragazza pallida, che pare aver paura della sua stessa ombra, che ogni tanto vediamo camminare lungo la pista ciclabile… e così per altri personaggi ai quali la Nicora ha dato vita.
Una storia che ci coglie impreparati, che a tratti spaventa, raccontata con tatto e cura. Una storia di amori rubati, taciuti, contrapposti. Una storia di vita.
Con una scrittura delicata che profuma di poesia, la Nicora pagina dopo pagina ci conduce lungo una strada incerta e tortuosa così come è la vita ma, nello stesso tempo, ci insegna che l’amore, soprattutto quello filiale, non ha mai fine. Anzi si rigenera.


giovedì 1 gennaio 2026

Recensione di "NoirIA" di Massimo Villa, Edizioni All Around.

 Recensione di "NoirIA" di Massimo Villa, Edizioni All Around.


"Ernesto Palmieri è uno scrittore genovese sulla cinquantina, specializzato in saggi sportivi sul padel. Il suo editore, Corradi, gli comunica che il mercato è saturo di racchette e palline, dovrà scrivere un romanzo noir, genere in cui Ernesto non ha alcuna esperienza. Soprattutto da quando l'astro nascente del noir italiano, Macrì — suo rivale editoriale e personale — continua a umiliarlo anche sul campo da padel. Disperato e senza idee, Ernesto accetta l'aiuto del suo amico Davide, un informatico brillante e paranoico, che gli propone di usare NoirIA, una nuova intelligenza artificiale sperimentale capace di generare trame complesse. All'inizio tutto sembra filare liscio: l'IA inizia a scrivere un noir ambientato nella Germania del 1954 con una misteriosa macchina narrante. Ma ben presto, qualcosa non torna. Ma NoirIA non si limita a suggerire storie. Vuole raccontarne una ben precisa."

Con una scrittura fresca e vivace, Villa ci propone un romanzo brioso pieno di colpi di scena, così come del resto è la vita: un caos all’interno del caos spesso comandato dal caso e dal destino. L’autore porta il lettore su una linea di confine: di qua la realtà e di là la narrazione. E che narrazione, oserei dire una vera e propria filosofia di pensiero.
Un romanzo che non è solo un noir, ma un susseguirsi di considerazioni sulla scrittura, sulle parole scritte. L’opera stimola l’introspezione portando il lettore a riflettere sulla sua stessa esistenza, esistenza che forse noi stessi scriviamo dando vita a un brogliaccio che a volte ha dell’assurdo. Un romanzo che racconta la vita mostrandola da mille angolazioni e che lancia un messaggio: la nostra vita sarà anche una stanza avvolta dal disordine, ma è proprio quest’ultimo a renderci umani.
Un romanzo intelligente, originale, credo unico nel suo genere che passa da zone d’ombra a zone sommerse dalla luce: «L’idea era folle ma affascinante: creare un sistema in grado di generare realtà attraverso la narrazione strutturata. Niente magia. Solo parole, struttura, ritmo. Narrazione come meccanismo attivo».
Ed ecco che la penna di Villa pone il lettore davanti a diverse domande: e se la finzione della narrazione diventasse realtà? Se i personaggi prendessero forma tanto da palesarsi così come li abbiamo narrati? Cosa accadrà quando la storia terminerà?

Ecco perché Noir IA è un romanzo sorprendente, perché pur essendo un noir è qualcosa di nuovo che interroga senza giudicare la risposta. Forse una storia che un pochino inquieta. La narrazione, infatti, è così pulita e chiara da sconfinare oltre la finzione e percepirla reale: «Quindi… se lo scrivi succede?»

Non manca l’ironia: «Isoverde era il genere di posto che anche Google Maps visitava malvolentieri. Frazione dimenticata del ponente genovese, a metà tra una cava di pietra e una cartolina dimenticata…»

Un romanzo da leggere con intelligenza (anche quella emotiva) predisponendosi a comprendere che l’intelligenza artificiale non può fare tutto. Può imitare, ma non può riprodurre il futuro: quello è solo degli umani. Fortunatamente.



venerdì 26 dicembre 2025

Recensione de "La morte non paga doppio" di Bruno Morchio Bruno Morchio, Rizzoli.

Recensione de "La morte non paga doppio" di Bruno Morchio Bruno Morchio, Rizzoli.

"Mariolino Migliaccio non è un poliziotto. Non ha né un ufficio né una licenza. È un investigatore per necessità, un uomo ai margini che conosce bene le ombre di Genova, perché ci è cresciuto dentro. Anche per questo quando Milca, una ragazzina albanese salvata da un giro di prostituzione minorile, gli chiede di indagare sulla morte sospetta di un amico, Mariolino non può tirarsi indietro. La versione ufficiale parla di overdose ma qualcosa non torna: una scena del crimine contaminata e un muro di silenzi dietro cui si intravede un intreccio torbido di speculazioni edilizie, lavoro in nero e minacce sono segnali che Mariolino riconosce seduta stante. Con l’aiuto di un ispettore scorbutico, Migliaccio scava a fondo. E, nel mentre, deve fare i conti con la ferita mai rimarginata della perdita di sua madre."

"La morte non paga doppio" non è solo un libro giallo, ma un libro che urla vita, giustizia, resistenza. Un romanzo che affronta tematiche delicate: dall’emarginazione allo sfruttamento della prostituzione; dal lavoro nero agli appalti e subappalti; dallo spaccio ai furti. L’autore racconta il mondo dei disperati, dei deboli, di quelli che vivono al margine ma che nonostante l’indifferenza del sistema resistono e lottano in nome di un futuro che a loro sembra negato.
La storia è ambientata a Genova tra osterie, vicoli e "crêuze". Una Genova multicolore e multietnica, dipinta con amore e passione. Il ritmo del romanzo è serrato, la scrittura fluente. Tanti i momenti di riflessione intrecciati a quelli di tensione. I personaggi sono perfettamente caratterizzati al punto da risultare veri, così come i dialoghi.
Molte le pagine che regalano respiri e invitano a riflettere. Del resto Morchio, con questo romanzo, lancia una denuncia sociale efficace fin dalle prime pagine, perché trattata con sapienza, tatto e intelligenza. L’autore dosa bene le parole suscitando emozioni che via via scorrono tra le pagine.

"L’indignazione è uno di quegli stati d’animo che andrebbero banditi dall’umano sentire, insieme alla compassione, alla vergogna e alla nostalgia. Sentimenti tossici che avvelenano il sangue e rovinano la vita, senza offrire alcun aiuto per migliore gli standard dell’esistenza… Eppure, non possiamo evitare di provarla ogni volta che ci imbattiamo in circostanze come questa: un poveraccio arrivato su un barcone con la speranza di una vita migliore, si ritrova a campare di espedienti e, nonostante tutto, si danna per dare una mano alla giustizia, col risultato di lasciarci la pelle ed essere bollato come spacciatore."