Recensione di "NoirIA" di Massimo Villa, Edizioni All Around.
"Ernesto Palmieri è uno scrittore genovese sulla cinquantina, specializzato in saggi sportivi sul padel. Il suo editore, Corradi, gli comunica che il mercato è saturo di racchette e palline, dovrà scrivere un romanzo noir, genere in cui Ernesto non ha alcuna esperienza. Soprattutto da quando l'astro nascente del noir italiano, Macrì — suo rivale editoriale e personale — continua a umiliarlo anche sul campo da padel. Disperato e senza idee, Ernesto accetta l'aiuto del suo amico Davide, un informatico brillante e paranoico, che gli propone di usare NoirIA, una nuova intelligenza artificiale sperimentale capace di generare trame complesse. All'inizio tutto sembra filare liscio: l'IA inizia a scrivere un noir ambientato nella Germania del 1954 con una misteriosa macchina narrante. Ma ben presto, qualcosa non torna. Ma NoirIA non si limita a suggerire storie. Vuole raccontarne una ben precisa."
Con una scrittura fresca e vivace, Villa ci propone un romanzo brioso pieno di colpi di scena, così come del resto è la vita: un caos all’interno del caos spesso comandato dal caso e dal destino. L’autore porta il lettore su una linea di confine: di qua la realtà e di là la narrazione. E che narrazione, oserei dire una vera e propria filosofia di pensiero.
Un romanzo che non è solo un noir, ma un susseguirsi di considerazioni sulla scrittura, sulle parole scritte. L’opera stimola l’introspezione portando il lettore a riflettere sulla sua stessa esistenza, esistenza che forse noi stessi scriviamo dando vita a un brogliaccio che a volte ha dell’assurdo. Un romanzo che racconta la vita mostrandola da mille angolazioni e che lancia un messaggio: la nostra vita sarà anche una stanza avvolta dal disordine, ma è proprio quest’ultimo a renderci umani.
Un romanzo intelligente, originale, credo unico nel suo genere che passa da zone d’ombra a zone sommerse dalla luce: «L’idea era folle ma affascinante: creare un sistema in grado di generare realtà attraverso la narrazione strutturata. Niente magia. Solo parole, struttura, ritmo. Narrazione come meccanismo attivo».
Ed ecco che la penna di Villa pone il lettore davanti a diverse domande: e se la finzione della narrazione diventasse realtà? Se i personaggi prendessero forma tanto da palesarsi così come li abbiamo narrati? Cosa accadrà quando la storia terminerà?
Ecco perché Noir IA è un romanzo sorprendente, perché pur essendo un noir è qualcosa di nuovo che interroga senza giudicare la risposta. Forse una storia che un pochino inquieta. La narrazione, infatti, è così pulita e chiara da sconfinare oltre la finzione e percepirla reale: «Quindi… se lo scrivi succede?»
Non manca l’ironia: «Isoverde era il genere di posto che anche Google Maps visitava malvolentieri. Frazione dimenticata del ponente genovese, a metà tra una cava di pietra e una cartolina dimenticata…»
Un romanzo da leggere con intelligenza (anche quella emotiva) predisponendosi a comprendere che l’intelligenza artificiale non può fare tutto. Può imitare, ma non può riprodurre il futuro: quello è solo degli umani. Fortunatamente.

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