sabato 20 giugno 2026

Recensione di "Quel che affidiamo al vento" di Laura Imai Messina, edito Edizioni Piemme

Recensione di "Quel che affidiamo al vento" di Laura Imai Messina, edito Edizioni Piemme


"Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia, in mezzo a cui è installata una cabina, con un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell'aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent'anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami le sottrasse la gioia di essere al mondo. Ma quando a Bell Gardia Yui incontra Takeshi, la sua vita prende un corso inaspettato. Per rimarginare le ferite di un'esistenza servono coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto di sé. Perché quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene."

Un romanzo che tratta, con parole semplici e delicate, il dolore conseguente a una perdita. Pagine che scavano nell’intimo, nella tristezza, portando a galla la speranza: la speranza di poter essere ancora felici, anche per brevi attimi. Una storia che racconta la salvezza portata dalla memoria, dai ricordi di un passato che non tornerà mai più, ma che può donare forza e alleggerire il presente.
La morte spaventa, fa tremare le corde che tengono stretto il nostro cuore, ma esiste così come esiste la vita.
“Quel che affidiamo al vento” porta il lettore a riflettere su quello che è davvero importante nella nostra vita. L’autrice, attraverso una narrazione efficace e non prolissa, ci prende per mano conducendoci in luogo magico che si trova in Giappone, un giardino con una cabina telefonica dove si può credere di parlare con i defunti, affidando al vento le parole. Un libro che lancia un messaggio forte e chiaro: niente è scontato, niente è certo quando siamo in vita. Solo la morte lo è, ma se abbiamo fiducia nel vento, allora possiamo cambiare le regole.
“Era un atto di pura fiducia alzare la cornetta, far sciacquare le dita nei dieci piccoli fori, e nonostante il silenzio che si divaricava, parlare. Ecco, la chiave era proprio la fiducia”.


sabato 13 giugno 2026

Recensione de "Il giglio d'acqua" di Ivana Librici, edizioni Solferino.

 Recensione de "Il giglio d'acqua" di Ivana Librici, edizioni Solferino.

"Ada e Nancy sono amiche fin da quando Nancy è arrivata a casa di Ada come empleada per i mestieri domestici, per poi diventare quasi una sorella. Dalle loro avventure a piedi nudi tra le rosse strade sterrate di San Ignacio de Velasco, in Bolivia, sono trascorsi decenni; oggi, a tenere teso il filo che lega Nancy e Ada è Paula, in qualche modo figlia di entrambe e ora in procinto di diventare madre in Italia. Si rinnova così il pacto de sangre stretto da bambine dall’altra parte del mondo, e il passato torna, insinuandosi nel presente. Mentre la gravidanza dell’ancora liceale Paula prosegue tra dubbi e speranze, Ada fa i conti con sogni tormentosi, con il ricordo dell’infanzia assieme a Nancy e della notte in cui l’ha vista per l’ultima volta. Forse è arrivato il momento di chiedersi cosa sia successo, davvero, quella notte: e la donna si imbarca in un percorso di scoperta che la condurrà di nuovo in Bolivia sulle tracce di un progetto dai contorni inquietanti. Un prete ormai anziano ma da sempre chiacchierato, fuggito da una precedente vita nell’Europa nazista, potrebbe infatti avere la chiave per risolvere il mistero della scomparsa di Nancy. Con una scrittura limpida e un’ammaliante ricchezza di immagini, Ivana Librici ci porta in una Bolivia complessa e autentica, raccontata e percepita con tutti i sensi, tra gli odori della vegetazione, i sapori dei pasti condivisi, i colori degli abiti, delle strade e delle missioni. Indagando l’alleanza tra donne e la forza dei legami al di là di qualsiasi definizione, va al cuore del miracolo dell’amicizia, capace di resistere al tempo e di toccare molte vite."

Una scrittura pulita, una penna molto abile, un bellissimo romanzo di vita, d’amore e di spalancato dolore. L’autrice sicuramente conosce i luoghi che descrive, perché lo fa con maestria senza appesantire la narrazione. Il romanzo, in parte, è ambientato in Bolivia alla fine degli anni settanta, fino ad arrivare ai giorni nostri. Passato e presente, con l’aiuto di molti flashback, si intrecciano per raccontare la storia di due donne meravigliose.
La Librici riporta a galla uno spaccato storico: quello dei padri gesuiti arrivati in Bolivia nel ‘700 e quello dei nazisti che in quella terra, verso la seconda guerra mondiale, trovarono rifugio. I personaggi sono ben delineati, mostrati in tutte le loro sfumature. Allo stesso modo viene ben rappresentato il contesto sociale in cui vivono. Un romanzo sorprendente, che riesce a dare vita alle più svariate emozioni; un romanzo che grida amore, giustizia e verità.