domenica 18 maggio 2025

Recensione di "Una parola per non morire" di Sandra Bonzi, Garzanti Libri.

 Recensione di "Una parola per non morire" di Sandra Bonzi, Garzanti Libri.


"Una ragazzina è scomparsa da casa e non se ne hanno più notizie. Milano, attonita e ferita, si è stretta in silenzio attorno ai genitori che da quel momento hanno smesso di vivere. Elena non può proprio fare a meno di assecondare la sua anima da detective e si immerge in un caso che le è più vicino di quanto possa sospettare. Ma come sempre la sua famiglia non le dà tregua: i genitori ottantenni, separati di fresco, sono in pieno rigurgito adolescenziale e il marito la assilla con proposte di vita bucolica e faticose escursioni su due ruote. Per non parlare dei figli, che saccheggiano frigoriferi e pianificano vite spericolate che non la lasciano dormire tranquilla. Forse dovrebbe dare retta alla sua amica Claudia, mollare tutto e tutti e partire con lei, come quando erano ragazze, per un viaggio all’insegna del piacere e dell’avventura. Ma ci sono casi che toccano corde profonde. Storie che non si possono lasciar perdere. Tornano Elena Donati e la sua irresistibile combriccola che, per questa nuova avventura, stabiliscono il proprio quartier generale nel piacevole bistrot-libreria aperto dal padre e dalla sua compagna. Ma è davvero il luogo tranquillo che tutti pensano? O anche tra quegli scaffali si nascondono segreti e misteri? La letteratura ne è piena e, Elena ormai lo sa, anche la vita vera. In vetta alle classifiche e apprezzata dalla stampa, Sandra Bonzi ci regala, con questo nuovo capitolo, la freschezza di pagine che non si riescono ad abbandonare"

Con questo ultimo romanzo, Sandra Bonzi ci regala una sagace commedia in cui temi contemporanei di un certo spessore vengono trattati con ironia, senza cadere nel già detto e nella banalità. Le pagine assumono toni leggeri, fornendo al lettore l’opportunità di sorridere e ridere. Elena, la protagonista, non è solo una cronista ma una madre portatrice di difetti, gli stessi di tutte le madri; è una moglie che vede il marito adagiarsi sul tempo che passa, su un matrimonio ormai datato; è una figlia che si trova ad affrontare i genitori ottantenni che hanno deciso di separarsi; è un’amica, è una collega… è una lavoratrice che deve scontrarsi con un capo sgradevole che pensa che l’intelligenza artificiale possa sostituire il pensiero umano. Elena si imbatterà in un caso che la metterà a dura prova: a Milano scompare una ragazzina. Chi l’avrà rapita e perché?
Il bistrot-libreria, locale aperto dal padre e dalla sua nuova compagna, diventa un luogo di riferimento e di ricerca, ovvero un posto dove confidenze, promesse, emozioni, sospetti, paure e dubbi si intrecceranno. La Bonzi racconta una disarmante e nel contempo vera umanità senza esprimere giudizi, alternando diversi registri con fine maestria, passando da momenti di riflessione a scene familiari divertenti, fino all’indagine vera e propria. Lo stile letterario è brillante e l’ironia, che come sempre la contraddistingue, mette suspense e umorismo in un perfetto equilibrio. Questa sua ultima fatica fa commuovere e sorridere portando a galla le verità e le debolezze più nascoste dell’animo umano, mostrando l’essere umano esattamente per quello che è: inevitabilmente fragile.





venerdì 18 aprile 2025

Recensione de "La fabbricante di stelle" di Mélissa Da Costa - Auteure, edizioni Rizzoli.

Recensione de "La fabbricante di stelle" di Mélissa Da Costa - Auteure, edizioni Rizzoli.

"Arthur ha cinque anni quando sua madre Clarisse gli rivela un gran segreto: tra non molto dovrà partire per un lungo viaggio con destinazione Urano. E lì, racconta Clarisse, sul pianeta ghiacciato dalle ventisette lune, popolato da lumache con il guscio azzurro che mangiano niveo prezzemolo polare, da alberi-cervo con sonore campanelle appese ai rami e da tante altre creature straordinarie, proprio lei avrà il compito di disegnare le stelle che notte dopo notte illuminano l'universo. Molti anni dopo Arthur, ormai adulto, aspetta che la sua compagna dia alla luce la loro prima figlia, e si trova a ripensare alla madre e a quella favola. Lui ovviamente sa che l'universo magico così ben descritto da Clarisse è stato l'espediente che la donna ha voluto usare per spiegare al figlio un imminente distacco, definitivo e tragico. Una bugia meravigliosa che ha permesso a un bambino di sognare e di immaginare, invece di dover soltanto guardare negli occhi la realtà, almeno per un po' di tempo. E solo in quel momento Arthur comprenderà davvero il gesto di sua madre."

Un romanzo meraviglioso, carico di amore ma soprattutto di umanità. Con uno stile letterario semplice, lineare ma efficace, Mélissa Da Costa, ancora una volta, sorprende il lettore. Racconta di una madre e della sua pietosa bugia. Parla di una menzogna che prende forma e trova fondamento nell’amore materno. Cosa farebbe una madre per proteggere il proprio figlio da una crudele realtà? Clarisse al suo piccolo Arthur narra una favola, un mondo dove lui possa rifugiarsi quando lei non ci sarà più…
Un romanzo forte che affronta il tema della morte senza cadere "nel già detto". Una storia pulita, ricca di sentimenti autentici. Una storia che aiuta a superare un lutto e ad accettare quel dolore e quella mancanza che in un primo momento possono risultare non solo non ammissibili ma incompatibili con la vita. Ogni pagina va diritta al cuore, scaldandolo e prendendosene cura.


mercoledì 9 aprile 2025

Recensione de "L'ospite perfetta" di Nelle Lamarr, Newton Compton editori

 Recensione de "L'ospite perfetta" di Nelle Lamarr, Newton Compton editori.

"Da quando la studentessa britannica Tanya si è trasferita negli Stati Uniti a casa dei Merritt per un programma di scambio, Natalie ha l'impressione che la figlia maggiore Anabel sia tornata in vita; a volte riesce quasi a fingere che non sia morta in quel tragico incidente. Tanya è davvero l'ospite perfetta: gentile, educata e sempre felice di aiutare in cucina. La figlia adolescente più giovane dei Merritt, Paige, però è di tutt'altro avviso: è convinta che Tanya non sia chi dice di essere. Natalie, dal canto suo, ha imparato molto tempo fa che è meglio non fare domande di cui non si vuole conoscere la risposta. E anche se ha il sospetto che la loro ospite nasconda un segreto, è certa che non sia niente in confronto al suo..."

Una scrittura e traduzione scorrevoli. L’autrice regala una lettura intrigante senza tempi morti. I personaggi sono ben caratterizzati, la storia ben congegnata, storia che tratta tematiche serie come gli abusi sessuali all’interno delle famiglie.
La storia funziona fin dall’inizio e non delude anche se non segue lo schema: morto assassinato- indagine- movente- colpevole-. Un thriller originale che stupisce con un finale inaspettato.


domenica 16 marzo 2025

Recensione di "Ci vediamo un giorno di questi" di Federica Bosco, Garzanti Libri.

 Recensione di "Ci vediamo un giorno di questi" di Federica Bosco, Garzanti Libri.

"A volte per far nascere un'amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l'una dall'altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po' di responsabilità nei giorni dell'amica dominati dal caos. Un'equazione perfetta. Un'unione senza ombre dall'infanzia alla maturità, attraverso l'adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un'esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest'ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente."

Uno stile letterario vivace che riesce ad affrontare tematiche molto serie come le gravidanze indesiderate, il rapporto madri-figli durante la fase adolescenziale, la paura di non poter esternare i propri sentimenti, la violenza psicologica nella coppia, la malattia…
La Bosco, mantenendo sempre una narrazione chiara e fluente, induce il lettore, pagina dopo pagina, a riflettere sui rapporti personali e sul valore della nostra esistenza.
I personaggi sono ben caratterizzati e veritieri, così come lo sono i dialoghi. Una storia che sorprende, che scalda e che fa ben sperare.
Il messaggio che l’autrice vuole lanciare è forte e incisivo e lo afferma con chiarezza nel ringraziamenti: "Non lasciate passare un giorno nel rancore. Oggi potrebbe davvero essere l’ultimo giorno che passiamo qui, fate in modo di essere in pace con tutti."

martedì 18 febbraio 2025

Recensione di "Anime fragili" di Mauro Sangiorgi, Robin Edizioni.

 Recensione di "Anime fragili" di Mauro Sangiorgi, Robin Edizioni.


"Marco Bosetti è una persona normale. O almeno lo sembra. È una colonna della società: avvocato in un prestigioso studio legale di Pavia, gode dell’amicizia di persone di indubbio valore, ama gli animali e dona parte dei suoi guadagni in beneficenza. È saggio ed equilibrato, ma ha un solo difetto: detesta cordialmente coloro che arrecano del male alle persone che ama. Dopo aver inflitto sanzioni soltanto virtuali a molti di coloro che si sono macchiati di peccati di vario genere nei confronti di alcuni individui da lui amati, Marco ha deciso di irrogare la pena di morte a un soggetto da lui cordialmente detestato e l’ha ucciso. Questa è la storia di un uomo normale che è diventato, seppur in una sola occasione, un giustiziere solitario. Potremo seguire i tortuosi percorsi della mente di un uomo brillante, seppur complesso e tormentato, e la sua storia personale, ricca di eventi, ma in fondo non molto dissimile da quella di ognuno di noi."

Una scrittura elegante, precisa che non lascia spazio a quei lunghi e fastidiosi voli di pensiero, ai troppi dialoghi e alle inutili descrizioni. Sangiorgi ha scritto una storia che io ben comprendo. Il mio romanzo "Le complicazioni" non è tanto diverso per l’argomento trattato, con una sostanziale differenza: la protagonista afferma di aver ucciso due sue colleghe di lavoro perché diventate una "complicazione", uccide per amore, per il bene che si vuole; Marco, il protagonista di questo romanzo, uccide per amore degli altri.
Può la mente umana partorire un tale piano così preciso e in un certo senso diabolico? Sì, la cronaca nera ce lo ricorda tutti i giorni, purtroppo. E per parafrasare De Andrè: noi esseri umani anche se ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti. Sempre troppo occupati a guardare oltre: oltre il dolore, la sofferenza, la solitudine degli altri. Troppo impegnati per educare ed educarci. Incapaci di riconoscere e accettare le nostre emozioni. Marco potrebbe essere il nostro vicino di casa, il nostro collega, nostro figlio… quello di cui si dice sempre: «Pensare che era così bravo, sempre gentile…»
Un romanzo che sorprende per intensità. Mantiene lo stesso ritmo dalla prima all’ultima pagina.

"La paura si trasformò in convincimento, il dubbio in persuasione e nel mio animo spaventato si radicò il pensiero di un futuro meraviglioso gettato alle ortiche, sacrificato sull’altare dell’ipocrisia delle convenzioni sociali e del quieto vivere."

E se la paura si trasforma in convincimento, ecco che il controllo delle emozioni va a gambe all’aria e a volte in mille pezzi. Un romanzo che lascia l’amaro in bocca. ma che fa riflettere.


domenica 2 febbraio 2025

Recensione di "Tutto il blu del cielo" di Mélissa Da Costa - Auteure, edizioni Rizzoli

 Recensione di "Tutto il blu del cielo" di Mélissa Da Costa - Auteure, edizioni Rizzoli.


“Cercasi compagno/a di viaggio per un'ultima avventura: sono le prime parole dell'annuncio che Émile pubblica online un giorno di fine giugno. Ha deciso di fare ciò che ancora non ha mai fatto, che ha sempre rimandato, perché nella vita va così. Partire per un viaggio on the road, setacciare paesaggi vicini eppure mai esplorati, affondare occhi e naso là dove non c'è altro che natura e silenzio, senza data di ritorno. Ha solo ventisei anni e una forma di Alzheimer precoce e inesorabile, per questo vuole vivere in completa libertà, lontano da chiunque lo conosca, fintanto che il suo corpo glielo concederà. Non si aspetta che qualcuno davvero risponda al suo appello, ma sbaglia. Qualche giorno dopo in una stazione di servizio, pronta a partire, protetta da un informe abito nero, con un cappello a tesa larga, sandali dorati ai piedi e zaino rosso in spalla, c'è Joanne. E così, su un piccolo camper, attraverso boschi profumati, torrentelli rumorosi, sentieri e stradine che si snodano tra le vette dei Pirenei e certi bellissimi borghi dell'Occitania, una giovane donna e un ragazzo s'incamminano. Parlano poco, forse cercano una dimensione diversa dove potersi incontrare, la parola giusta per bucare, senza fare troppo male, ognuno il dolore acuto dell'altro.”

Un romanzo straordinario. Potrei terminare qui la recensione, ma quando un libro incontra le mie emozioni mischiandole una con l’altra, così come si mescola un mazzo di carte, ho piacere di spendere qualche parola di più rispetto ad altre recensioni per condividerle con i lettori che seguono il mio blog.
Tutti nella nostra vita abbiamo attraversato un momento in cui abbiamo sperato che, svegliandoci al mattino, avremmo dimenticato la realtà. Dimenticare. Ritenere la perdita della memoria l’unica cura possibile per non soffrire. E chi non ha mai sofferto per amore? Tutti. Anche Émile con i suoi ventisei anni, con la sua bellezza e giovinezza. Da più di un anno soffre per amore perché Laura gli ha spezzato il cuore. Ha un desiderio: dimenticare tutto… proprio tutto. Ed ecco che il suo desiderio viene esaudito, perché dopo aver manifestato malori improvvisi ed essersi sottoposto ad accertamenti medici, dovrà affrontare una diagnosi infausta: Alzheimer precoce. Non solo, i medici gli comunicheranno che non gli resterà molto da vivere, al massimo due anni. Improvvisamente la vita di Émile e della sua famiglia, del suo più caro amico si ribalta, si frantuma. In un primo momento Émile si trasferirà, esortato dalla sua famiglia a procedere in questo senso, in un centro di terapie sperimentali. Lui, però, non è d’accordo. Perché vivere quei due anni in un ambiente sterile, dove ogni giorno è uguale all’altro? E allora opta per un atto coraggioso: mettere un annuncio su un sito internet alla ricerca di un compagno di viaggio che abbia voglia di partire con lui senza una meta precisa, qualcuno che possa prendersi cura di lui affrontando anche la sua malattia. Risponderà Joanne, una ragazza sempre vestita di nero…
E qui mi fermo. Ma vi invito a leggere questo romanzo, questa storia così intrisa d’amore, di sofferenza e di forza. Vi consiglio di approcciarvi con il cuore, abbandonando le vostre convinzioni e sicurezze. Di leggerlo con umiltà, immedesimandovi in Émile e Joanne, avvolgendo ogni centimetro della vostra pelle con i loro stessi abiti. Siamo fatti di memoria, senza non siamo niente, solo sacchi vuoti. Certi ricordi fanno male, è vero, ma è il modo in cui vengono affrontarti che li rende sopportabili. Un romanzo che insegna che la vita con le sue curve, discese e salite, è quella che viviamo nel presente. Il passato è lì per insegnarci, il futuro per renderci sognatori.


sabato 11 gennaio 2025

Recensione di "Brucia l'origine" di Daniele Mencarelli, edizioni Mondadori

 Recensione di "Brucia l'origine" di Daniele Mencarelli, edizioni Mondadori.

“Da quattro anni Gabriele Bilancini non tornava a casa. Casa è il quartiere Tuscolano a Roma, dove è nato e vissuto insieme ai genitori, la sorella e una compagnia di amici inseparabili. Oggi Gabriele abita a Milano ed è tra i dieci designer emergenti più quotati al mondo. È uno che ce l'ha fatta: l'esempio perfetto di come si possa essere artefici della propria sorte. A credere in lui e a lanciarlo è stato Franco Zardi in persona, un guru del design mondiale, che ha riconosciuto in Gabriele la grazia del talento. Da quel momento, la sua vita si è trasformata, ha preso a correre a un ritmo frenetico alimentandosi di adrenalina e soddisfazioni, non ultima l'incontro e l'amore con Camilla, la figlia di Zardi. E ora, dopo quattro anni, torna. A casa tutto è rimasto identico, a partire dalla vita dei suoi amici, come se il tempo non fosse trascorso, stesse abitudini, stesse giornate - al posto della scuola il lavoro - che si concludono ai tavolini del bar del sor Antonio. L'abbraccio in cui lo avvolge il suo passato è la cosa più dolce e al contempo soffocante che potesse ricevere e lo costringe a prendere atto della frattura che lo abita. "Si vergogna della sua famiglia, della terra che lo ha allattato. Nel mondo che frequenta ora, quello dei ricchi, la nasconde come si nasconde un peccato. Da una parte le sue origini, dall'altra Milano e il suo presente di alto rango." Quella che ha spinto Gabriele a disegnare è una passione vera, bruciante, su cui lui ha puntato tutto, uscendone vincitore. Eppure, una volta realizzato, il sogno non dà la felicità attesa. Cura poetica della lingua e potenza dei sentimenti si distillano con stupefacente limpidezza in un romanzo dal ritmo velocissimo.”

Con uno stile letterario vivace, il romanzo parla di appartenenza e di identità. Il protagonista, Gabriele, ritorna al suo paese d’origine dopo essersi costruito una vita altrove e avere avuto successo come designer. Tornare a quella realtà, dopo quattro anni di lontanaza, porta Gabriele a mettersi in discussione, soprattutto a riflettere sulle scelte che lui ha fatto. È costretto a guardarsi allo specchio e a domandarsi chi sia veramente e se voleva essere ciò che ora è. Mencarelli ancora una volta narra la vita, la vita degli altri… che siamo noi. Lo fa con garbo, con sicurezza e senza dare giudizio. Il romanzo parla dei ‘sommersi’, quelli che sono stati lasciati indietro, che non sono mai saliti sul treno delle opportunità perché dove stanno loro i treni non passano. Ai sommersi nessuno ha mai insegnato a sognare, a muoversi per ottenere una vita migliore. Tutti noi abbiamo bisogno di certezze, di scialuppe di salvataggio, di mani a cui aggrapparci. Il rischio di cadere nel buio più profondo è dietro l’angolo per ognuno di noi. Mencarelli sussurra ai lettori parole di speranza, il modo per evitare di essere consumati dalla malinconia e dalle delusioni. Ci indica la strada dove trovare un rifugio sicuro, dove ripararci quando le cose non vanno proprio come le avevamo pensate e immaginate. Con un finale aperto permette al protagonista di scegliere ciò che del suo passato vuole portare con se e quello che del presente non gli serve o addirittura lo danneggia. Perché i rimorsi, i rimpianti, le illusioni, i torti e le ragioni spesso devono essere messi da parte: sono solo bagagli ingombranti che non ci permettono di camminare leggeri e sereni. E ancora una volta Mencarelli fa centro.