Recensione di "Qui siamo tutti colpevoli" di Karin Slaughter, edizioni HarperCollins Italia Editore.
"BENVENUTI A NORTH FALLS. UNA CITTADINA DOVE TUTTI SI CONOSCONO, MA NESSUNO CONOSCE LA VERITÀ.
Emmy Clifford ci abita da tutta la vita, ed è convinta di conoscere i suoi concittadini. Si sbaglia. Mentre i fuochi d’artificio illuminano la serata del Quattro luglio, per Emmy non è
che una qualunque calda notte del sud, una notte di festeggiamenti come tante altre. Si sbaglia ancora.
Quando la figlia della sua migliore amica le ha chiesto aiuto, ha ritenuto che fossero semplici capricci da adolescente che potevano aspettare. Non si è mai sbagliata così tanto in vita sua. Davanti alla città che si infiamma per la sparizione di due ragazze, Emmy si butta a capofitto nella ricerca, tuttavia ben presto realizza che non si può conoscere davvero una
città se non se ne conoscono i segreti. E lei è pronta per la verità?"
Un romanzo giallo carico di tensione narrativa e introspezione psicologica. L’autrice ci invita a riflettere sulla società, sulle convenzioni sociali, sui mostri che la stessa società riesce a generare. Spesso le persone non sono come appaiono e le famiglie ancora meno. E non basta nemmeno fare la cosa giusta per credere di essere nel giusto, perché la realtà a volte ribalta le cose e il carnefice si trasforma in vittima e viceversa. La parola vale quanto il silenzio, la rabbia quanto la serenità. Tutto accade in una notte di festa, quando due ragazze scompaiono. La festa si trasforma in incubo e quest’ultimo sembra non finire mai. Un tranquillo paese americano viene messo a nudo, le ombre si trasformano in persone e nessuno pare avere scampo. Neanche la protagonista, Emmy Clifford, una poliziotta che si rende conto che nessun passato può essere sepolto, che anche i morti parlano pur chiusi nei loro loculi. Un paese, fatto di facciata, crolla; l’illusione sfuma e la spaventosa realtà viene a galla: tutti sono colpevoli.
La scrittura è fluida, i dialoghi tesi, gli ambienti ben descritti. Un romanzo che narra l’ipocrisia della gente che predica amore, rispetto, onestà e attaccamento alla famiglia ma che davanti alla violenza e l’abuso, generati nei confronti del prossimo, chiude gli occhi. La storia è lo specchio di questa malata società, dove sui social si vede il peggio del peggio, dove l’apparenza conta più dell’essere. Emmy dovrà fare i conti con le famiglie da "mulino bianco" nelle quali si nascondono dinamiche malsane, dove viene repressa la rabbia che quando esplode genera orrore. La protagonista sente urgente il bisogno di rompere il silenzio e di urlare che: "tutti qui siamo colpevoli". Ci riuscirà?
Un thriller psicologico di alto livello che fa riflettere e che un po’ spaventa… perché "nessuno di noi è davvero innocente".

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