domenica 26 aprile 2026

Recensione di "Come l'arancio amaro" di Milena Palminteri, edito Bompiani

Recensione di "Come l'arancio amaro" di Milena Palminteri, edito Bompiani.


"Agrigento, 1960. Carlotta ha trentasei anni ed è convinta che nessuna persona amata possa rimanerle vicino: suo padre è morto la notte in cui lei nasceva, la sua adorata bambinaia se n'è andata quando lei era piccola e sua madre è sempre stata simile a un'algida istitutrice. Cresciuta durante il Ventennio e la guerra in una Sicilia dove da sempre tutto cambia per rimanere immutato, Carlotta ha imparato che il solo modo per non soffrire è annoiarsi con pazienza. Così, dopo gli studi di legge, anziché lottare per diventare avvocato si è rinchiusa a lavorare all'Archivio notarile. Ma il destino ci insegue anche se noi ci nascondiamo: è proprio uno dei polverosi documenti dell'Archivio a rivelarle la terribile accusa rivolta da sua nonna paterna a sua madre, di non averla partorita ma comprata. Carlotta comincia un'indagine che la porterà a scoprire le radici della rabbia e della sete che per tanti anni ha cercato di mettere a tacere. Sarraca (Agrigento), 1924. È inutile essere giovane e piena di progetti, se sei nata nel tempo sbagliato. Mentre da Roma scende l'onda nera del fascismo, la diafana Nardina sposa il nobile Carlo Cangialosi ma non riesce a rimanere incinta, e questa colpa si allunga su di lei come un'ombra. E la bellissima e selvatica Sabedda, umile serva, si trova in grembo un figlio che non potrà sfamare. I percorsi di queste due ragazze si intrecceranno grazie al piano scellerato ordito da Bastiana, madre di Nardina, e dal campiere don Calogero, in odore di mafia. Milena Palminteri esordisce con un romanzo generoso, sostenuto da una lingua ricca di sfumature, popolato di personaggi memorabili per la dolente fierezza con cui abbracciano i propri destini."

Profumo di mare, salsedine, agrumi…
Un romanzo carico di dettagli e personaggi, forse troppi. Una scrittura che a tratti risulta pesante ma a parte questo la storia è accattivante e coinvolgente. E poi c’è la Sicilia con la sua nota dolente che è la mafia. "Come l'arancio amaro" è, fondamentalmente, un romanzo che ci accompagna in una Sicilia calda, arida facendoci amare e non amare i suoi abitanti. Sarraca (paese inventato) e Agrigento sono luoghi dove passioni, intrecci, segreti la fanno da padroni. Il lettore si troverà davanti a una grande storia lunga quarant’anni. Traghettatore è zu' Pippino, un avvocato ormai novantenne, che conosce bene l'epoca del fascismo e i danni che quest’ultimo ha generato.
Non manca il dialetto che rende più vera questa storia. I personaggi non sono sempre ben caratterizzati ma ottimi sono i dialoghi.
"Io dell'arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno più male. Ma il profumo del suo fiore bianco è il tuo, ed è quello della libertà"
Un libro che celebra la libertà, l’amore e la vita.



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