mercoledì 6 febbraio 2019

Recensione di "Mazzo e rubamazzo" di Roberto Centazzo, TEA

Recensione di "Mazzo e rubamazzo" di Roberto CentazzoTEA
Una scrittura attenta e precisa. Roberto Centazzo non impone mai i suoi pensieri al lettore, mai nemmeno pontifica ma semplicemente scrive (e scrivere è quello che dovrebbe fare uno scrittore). Una storia che si potrebbe definire umana ed è di "roba" umana che abbiamo bisogno.
Fanno tenerezza (e anche della tenerezza abbiamo bisogno) i nostri Ferruccio Pammattone, Eugenio Mignogna e Luc Santoro, alias Semolino, Kukident e Maalox. Eccome se lo fanno: i bonifici della loro meritata pensione non vengono più versati sui loro conti in banca. E senza pensione si trovano catapultati nel mondo di quelli che devono tirare a campare. Niente, però, accade per caso perché la loro provvisoria ma tremenda indigenza farà in modo di condurli in una Genova povera e fragile che fa gola agli speculatori, ai venditori di fumo, ai politici corrotti e agli sporchi uomini d'affari. E quando un prete, don Parodi, economo della diocesi, viene trovato morto, ecco che l'inchiesta, aperta per indagare sulla sua morte, farà emergere fatti tutto meno che puliti, che porteranno a pensare a speculazioni immobiliari e ad attività di riciclaggio. Ed ecco che entrano in campo i nostri tre eroi.
Semolino, Kukident e Maalox contro la politica, le banche, la mafia e la Chiesa. Detto niente? Detto tutto se è Centazzo a scrivere la storia e a condurre i nostri squattrinati amici alla soluzione del caso. E tutto con un bel colpo di scena finale,
Una storia che sta dalla parte dei poveri, dei fragili e degli onesti perché Semolino, Kukident e Maalox danno voce a chi la voce purtroppo non ce l'ha.
Centazzo fa di nuovo centro. E una domanda sorge spontanea: a quando la serie televisiva?

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