lunedì 21 marzo 2022

Recensione di "Violeta" di Isabel Allende, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Recensione di "Violeta" di Isabel Allende, Giangiacomo Feltrinelli Editore

“Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l'eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell'influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un'altra quando la Grande depressione compromette l'elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente... Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l'impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia.”
Isabel Allende con uno stile unico e riconoscibile, con l’eleganza e la maestria che l’hanno resa nel tempo una narratrice incredibile, raffinata e autrice inimitabile, in questo romanzo racconta la storia di Violeta.
Violeta è una donna che a tratti si ama, si disprezza, si respinge, non si comprende, ma che regala al lettore emozioni travolgenti, che spesso fanno male. Un romanzo nel quale la Allende non ha bisogno di inserire edulcoranti per farsi apprezzare. Violeta (o la Allende?) vive con la consapevolezza che la vita è una questione di scelte e che ogni cosa che ci accade, ogni emozione e sentimento che proviamo, ogni incontro che facciamo, modificano la nostra vita. Ad ogni azione, del resto, corrisponde una conseguenza. Violeta racconta la guerra come dovrebbe fare un buon giornalista, spolverando pagine di storia e di politica. Non giudica, accetta il male così come il bene, perché di entrambe le cose noi, poveri mortali, siamo fatti. Anche di questo Violeta è consapevole.
Violeta non ha un vero ruolo in questa storia, se non quello di essere la voce narrante di una disarmante umanità, senza darla vinta ai sentimenti, senza mai cadere nella disperazione.
Alla fine del romanzo, che coincide con la fine della sua vita, si lascia andare e affarema: «Sono nata nel 1920, durante la pandemia della spagnola, e morirò nel 2020, durante la pandemia del coronavirus. È una strana simmetria nascere durante una pandemia e morire nel corso di un’altra.»
Solo alla fine del romanzo sono riuscita a collocare Violeta nel posto che le spetta. Violeta è la vita che nasce, è la vita che muore. È un soffio di vento che indica la strada, l’unica possibile: quella dell’amore. E non esiste amore che non abbia ricordo. Se hai amato non sarai mai morto davvero.
Perché: «C’è un tempo per vivere e un tempo per morire. E tra i due, c’è il tempo per ricordare.»


giovedì 17 febbraio 2022

Recensione di "Condannata" di Elisabeth Noreback, edizioni Casa Editrice Nord

Recensione di "Condannata" di Elisabeth Noreback, edizioni Casa Editrice Nord.

"Era l'adorabile figlia della cantante più famosa di Svezia, amata e osannata dal pubblico fin da bambina. Oggi, invece, per tutti è una spietata assassina. Dal giorno in cui Linda è stata condannata per aver ucciso a coltellate il marito, nessuno ha mai dubitato della sua colpevolezza. In effetti, le prove contro di lei erano schiaccianti: la polizia l'ha trovata accanto al cadavere, con le mani ricoperte di sangue, e persino il movente era chiaro, dato che i due si stavano separando. Lei, però, non ricorda a di quella notte. Di una sola cosa è certa: mai e poi mai avrebbe fatto del male all'uomo che amava. Dopo sei anni trascorsi a professare la propria innocenza, Linda ormai non ha più la forza di combattere e si è rassegnata al suo destino. Nessuno vuole ascoltarla, nemmeno i suoi stessi familiari, e sul suo caso è calata una cortina di silenzio. Ma una flebile speranza si accende con l'arrivo di una nuova compagna di cella, una donna enigmatica e piena di risorse, che conosce alla perfezione ogni segreto del carcere. E che le fa una proposta. Col suo aiuto, Linda potrebbe finalmente avere l'opportunità di scoprire cosa sia successo quella fatidica notte. È un'occasione troppo allettante per lasciarsela sfuggire, e così Linda accetta, senza sapere che la strada verso la verità è un cammino costellato di invidie e di menzogne, di ricordi distorti e di peccati inconfessabili. E in cui il pericolo più grande è il male che ci portiamo dentro..."
La storia, tutto sommato, è molto semplice: una ragazza svedese conosciuta per la notorietà della madre, una delle donne più famose della Svezia, viene condannata e finisce in carcere, in quanto è accusata di avere ucciso il marito. La ragazza si dichiara innocente e continua ad affermare la sua estraneità al fatto anche in carcere dove deve scontare una pena che non ammette repliche. Nessuno, però, le crede… e non aggiungo altro.
Uno stile letterario intrigante con una narrazione che si alterna tra passato e presente. Una storia terribile, tragedie umane, sentimenti calpestati, insidie, segreti e inevitabilmente una cruda e voluta morte.
La bravura dell’autrice risiede nel fatto che tutto sembra scontato, già scritto e visto ma in realtà le cose non sono proprio come appaiono perché la verità sta ben nascosta ma poi, quando si paleserà, farà male, molto male. Sarà disarmante per tutti i protagonisti che sono ben delineati, credibili e veri.



mercoledì 2 febbraio 2022

Recensione di "Un uomo solo" di Antonio Iovane Mondadori edizioni

Recensione di "Un uomo solo" di Antonio Iovane Mondadori edizioni

"Sanremo, 26 gennaio 1967. La Riviera è pronta a ospitare il Festival della Canzone Italiana: i giornalisti già parlano di un'edizione rivoluzionaria, perché sul palco si sfideranno la vecchia guardia guidata da Claudio Villa e Domenico Modugno e le voci nuove, come I Giganti, Little Tony, Lucio Dalla. E Luigi Tenco. Tenco è più conosciuto come autore che come interprete ed è lì perché vuole che il grande pubblico impari ad apprezzarlo: ha deciso che d'ora in poi nelle sue canzoni parlerà di problemi sociali, di disoccupazione, di legge sul divorzio, di mafia, e vuole che tutti lo ascoltino, anche il pubblico delle canzonette, perché "le idee non valgono da sole, valgono solo se qualcuno le recepisce". Insieme a Dalida, la diva francese con cui ha avuto un'intensa ma breve relazione, canterà Ciao amore, ciao che racconta la grande emigrazione dalla campagna verso la città, una canzone orecchiabile ma impegnata. Mentre si avvicina il momento dell'esibizione, però, Tenco capisce che sta tradendo se stesso, che lui non ha nulla a che fare con quel mondo. È nervoso, beve, le ultime prove sono un disastro, e quando sale sul palco appare già rassegnato; l'esibizione è pessima, le giurie bocciano la canzone, che non viene nemmeno ripescata. La delusione lo rende furioso, non segue Dalida e gli amici della casa discografica al ristorante, torna in albergo. Alle 2,10 viene ritrovato morto, disteso sul pavimento della sua camera. Attraverso testimonianze e una meticolosa ricerca d'archivio, Antonio Iovane ricostruisce in un lunghissimo piano sequenza l'ultimo giorno di vita di Luigi Tenco ma anche le ore successive, quelle in cui si accavallano dichiarazioni terribili da parte di colleghi cantautori e giornalisti, quelle del più tragico e indegno "show must go on" che l'Italia abbia mai conosciuto. Un uomo solo non cerca di far luce sul presunto suicidio di Luigi Tenco, ma racconta con la forza immersiva del romanzo il tormento, le contraddizioni e i sogni di un artista fuori dal tempo."
Quella che vorrebbe essere una recensione.
Un libro che mi mancava.
Sapevo che mi mancava qualcosa per chiudere il cerchio, ma non sono mai riuscita a trovare il tassello mancante. Perché non è facile da bambini rimanere indifferenti mentre ti senti dire dalla maestra: «Ecco perché sei sempre così pensierosa, riflessiva, fuori dal coro e sai cantare e suoni la chitarra già alla tua età… sei nata quando è morto Luigi Tenco, si sarà reincarnato in te, sarà morto per te».
Perché quello che ti senti dire da bambino, soprattutto da chi per te è un’autorità, ti segna. Nel profondo, al centro, un po’ più a sinistra. E non è vero che crescendo poi le cose passano, scivolano e tutto si sistema. Lasciamo andare ciò che è facile allontanare da noi, il resto rimane lì ancorato che manco le cannonate lo smuovono di un millimetro.
E questo libro chiude davvero il cerchio e io, finalmente, ho lasciato andare l’angoscia, lo smarrimento e le parole di quella simpaticona della mia maestra.
Che poi chi sono io per dire certe cose? Non sono nessuno, è vero… ma davvero -qualcuno- può essere -qualcuno-? Perché se le parole hanno davvero un peso, se le parole sono così importanti, allora o nessuno di noi ha diritto a parlare o tutti abbiamo diritto di dire la nostra.
No, non è così. Esiste una sostanziale differenza tra chi parla e chi dice parole a caso. E la suddetta differenza trova ragione nel fatto che le parole hanno davvero un peso se reggono il filo del discorso, se formulano tutte insieme un concetto basato su una verità fondata che può essere provata. Altrimenti quelle sono parole date alle ortiche, parole sprecate che, però, possono fare tanto male, in quanto usano l’arma dell’inganno perché orfane dell’intelligenza. Perché le parole devono essere mani che offrono aiuto, devono essere appigli ai quali aggrapparsi per ritrovare noi stessi, per imparare la storia, per imparare a distinguere la verità da una sporca bugia. Se non lo sono allora sono solo parole dette da chi sa solo -fare- parole, ma non -pensare- parole.
Il cerchio su Luigi Tenco, per me, si chiude oggi che ho terminato la lettura di questo libro. Avevo bisogno di una conferma e Iovane me l’ha servita senza nemmeno saperlo, ovviamente. In fondo è questo che devono fare un libro e il suo autore: salvarci. Perché di Tenco si è parlato fino alla nausea: prendi il cadavere, sposta il cadavere, rimetti il cadavere dove lo hai trovato, mettilo nella cassa, porta la cassa al cimitero, riprendi la cassa e riportala qui, poi lì… apri la cassa, chiudi la cassa, studia il cadavere e poi ristudialo ancora.
E l’uomo? Mi sono sempre chiesta: ma l’uomo, dov’è?
Perché suicidio o non suicidio, colpevoli o non colpevoli, qui si trattava e si tratta di un uomo. Un uomo solo. Un uomo tormentato e solo. Un uomo che sognava e sognava da solo. Un uomo che amava e amava da solo. Un uomo che scopava e scopava da solo. Un uomo che (cazzo!) sapeva cantare, interpretare, suonare diversi strumenti, che sapeva scrivere, un uomo -studiato-, un uomo che sapeva fare… e che faceva da solo. Un uomo maledettamente solo. Persino bello, intrigante ma solo. Perché quello che ancora oggi (cazzo!) che ho 55 anni (tanti quanto Tenco da morto) ancora non comprendo è come non si riesca a dare l’importanza giusta alla solitudine. Lo sappiamo tutti: ci si può sentire soli anche tra milioni di individui. Piace a tutti questa frase. Ma quello che forse non sanno tutti è che sentirsi soli fa male. Pensare da soli fa male. Sentirsi soli indebolisce corpo e mente e spesso la solitudine toglie la forza di chiedere aiuto. Oppure fa commettere gesti estremi, oppure fa in modo che si diventi insopportabili, oppure… oppure. Bisogna avere la capacità di ascoltare e osservare il prossimo perché una persona sola la si riconosce. Ha lo sguardo di un cerbiatto impaurito.
Tenco era un uomo solo.
Con una penna elegante, con grande maestria Iovane ha scritto un gran libro. L’ha fatto con amore e rispetto.
Perché “Le idee non valgono da sole, valgono solo se qualcuno le recepisce.”



lunedì 24 gennaio 2022

Recensione de "Il bosco di là" di Lorenzo Marone Lorenzo Marone, Aboca Edizioni

Recensione de "Il bosco di là" di Lorenzo Marone Lorenzo Marone, Aboca Edizioni

"Il bosco di là" è un romanzo poetico. È poesia, è musica, è amore. La protagonista è Matteuccia che da ragazza è stata una staffetta partigiana, ma ora, che è un’anziana signora, ha smesso di parlare al genere umano. Dialoga e si rivolge solo alle piante, al vento e agli animali che le rispondono perché le sono grati, in quanto lei li ha sempre trattati con affetto e rispetto.
Matteuccia viene considerata una matta ma lei non bada a ciò che gli altri possono pensare. In fondo cosa può importare a una matta di essere considerata come tale, quando riesce a vivere in totale sintonia con la natura? E le invidiose comari del paese, armate di cattiveria, l’accusano di essere una strega, una vecchia comunista e una sciocca femminista.
In realtà Matteuccia porta dentro di sé un segreto e un dolore terribili. Fortunatamente a tenerle compagnia ha le piante, gli animali e il vento. Matteuccia si isola nel suo mondo incantato, dove tutto è in armonia.
Un libro che insegna che forse è il momento di fermarci tutti, che è necessario fare un passo indietro e ascoltare ciò che la natura ha da dirci.



domenica 16 gennaio 2022

Recensione de "L'ultimo giorno" di Glenn Cooper, edizioni Tea

Recensione de "L'ultimo giorno" di Glenn Cooper, edizioni Tea.

“Milano, oggi. È la crisi più grave che il mondo abbia mai attraversato. Disorientati, giovani e anziani, credenti e atei si pongono tutti le stesse, angoscianti domande: cosa faranno ora che il più grande sogno dell'umanità si è trasformato in un incubo? Cosa succederà allo scoccare dell'ultimo giorno? Boston, qualche mese prima. È l'indagine più complessa che Cyrus O'Malley abbia mai affrontato. Sconvolto, il detective dell'FBI osserva le foto delle vittime: per l'ennesima volta, si chiede perché, dopo averle strangolate, il serial killer abbia praticato loro un minuscolo foro alla base del cranio. Per Cyrus, quel caso è diventato un'ossessione. E non importa se, per risolverlo, sarà costretto a rinunciare a tutto ciò che gli è caro... Londra, 1988. È la sensazione più travolgente che Alex Weller abbia mai provato. In estasi, il ragazzo osserva il fiume di luce che scorre davanti a lui: sull'altra sponda c'è suo padre, che lo esorta a raggiungerlo. Ma, per quanto si sforzi, Alex non riesce a muoversi e, d'improvviso, si trova di nuovo incastrato fra le lamiere, sul luogo del terribile incidente d'auto che ha causato la morte dei genitori. Da quel momento, Alex avrà un solo obiettivo: rivivere quell'esperienza. E non importa se, per farlo, sarà costretto a uccidere...”
È decisamente un giallo ad alta tensione. Sono due i personaggi principali: lo scienziato Alex Weller e l’agente dell’FBI Cyrus O’Malley. Ma il vero protagonista, ovvero colui che muove le fila di questo romano è il Dubbio, quello che tutti noi abbiamo: esiste qualcosa dopo la morte?
La trama è ben costruita e tutti gli ingredienti, per renderla tale, sono miscelati nelle giuste dosi. L’idea è ottima e originale ma ciò che rende molto accattivante questo romanzo è che la storia viene raccontata e condotta senza profezie paranormali e senza inutili e fastidiosi moralismi.


venerdì 14 gennaio 2022

Recensione di "A distanza ravvicinata" di Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso, Fratelli Frilli Editori

Recensione di "A distanza ravvicinata" di Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso, Fratelli Frilli Editori

"Lavagna, estate 1998. Pietro Farné è un giovane maresciallo dei carabinieri, fresco di nomina, incaricato di una strana missione: sorvegliare un'anziana turista di origine tedesca, Frau Gertrud Stingel, e la sua accompagnatrice, Viviana Prestigiacomo. Un compito apparentemente noioso, ma al quale si interessano addirittura i servizi segreti. Mistral Garlet, invece, è una studentessa universitaria, che si è concessa qualche giorno di vacanza perché sente l'esigenza di riflettere sul proprio futuro. Casualmente si ritrova a essere vicina di ombrellone proprio di Gertrud Stingel e resta colpita dalla personalità sfaccettata dell'anziana signora, nonché dal rapporto complesso che sembra esistere tra la tedesca e la sua badante. Nella notte tra l'11 e il 12 agosto, la svolta. Gertrud Stingel viene uccisa nel proprio appartamento e Viviana Prestigiacomo scompare. Il caso appare subito difficile da risolvere. Chi è l'uomo che veniva a trovare Gertrud con una certa regolarità? E dove la accompagnava? Perché aleggia come un fantasma l'ombra di un vecchio criminale nazista? E chi è, invece, l'altro misterioso individuo che sembrava muoversi sottotraccia attorno a Viviana? Ma soprattutto: che fine ha fatto la badante? È ancora viva? È lei l'assassina? Sì, perché una nuova vittima viene ritrovata e la scia di sangue sembra destinata a non fermarsi ancora. Attorno a questi misteri si snodano parallelamente l'inchiesta condotta dal maresciallo Pietro Farné e l'indagine dilettantesca e appassionata di Mistral. Si dipana così un fitto intreccio di scoperte e rivelazioni, che porterà i due a seguire piste differenti ma convergenti, sfiorandosi ripetutamente senza mai realmente incrociarsi davvero, come due pedine mosse da un destino beffardo. Fino al raggiungimento della verità, sullo sfondo dei festeggiamenti per la Torta dei Fieschi: due delitti, due indagini, una sola verità. O nessuna?"
Un giallo psicologicamente ben strutturato e ben scritto. Una storia brillante, senza inutili fronzoli, scritto a quattro mani. In poche parole una storia intelligente. Personaggi ben caratterizzati, ottime le ambientazioni che risultano particolarmente curate. I due autori accompagnano il lettore alla soluzione del giallo che fin dalle prime pagine risulta essere intrigante.
Ciò che è appartenuto a un tempo passato si mischia con il tempo presente che scorre, corre e lascia il segno. Quello che è avvenuto ieri si confonde con quello che accade oggi, così come le colpe e le verità. In fondo il titolo parla chiaro: tutto è vicino ma anche lontano e quel tutto gira intorno a storie passate che attraversano il presente.
La capacità narrativa dei due autori regala immagini, suoni, emozioni. E quando un libro riesce a donarti tutto questo, non significa solo che è un bel libro, ma che gli autori sono due bravi scrittori.



martedì 4 gennaio 2022

Recensione di "Natale a Genova. Luci sul mare" Neos Edizioni

Recensione di "Natale a Genova. Luci sul mare" Neos Edizioni

“Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare”.
O forse no. Genova è luce, è ombra, è un urlo, è un silenzio che fa rumore. Non la si vede solo dal mare.
Pagine intrise di sentimenti, nostalgia, amore, dolore, gioia, rabbia. Parole che scorrono, parole che restano.
Profumo di mare, il sapore forte di una Genova che tiene duro nonostante l’incedere impietoso del tempo, dell’uomo, degli eventi. Racconti curati, intensi, scritti da penne sicure che sanno che Genova la si racconta con e attraverso il cuore. È anche così che si guarda Genova: dal cuore.
I miei complimenti a questo gruppo di scrittori… e scusate se molti di loro sono amici miei!
Con (taggo solo loro per tutti) i curatori di questa raccolta: Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso.