martedì 19 luglio 2022

Recensione di "Ultimo sangue" di Diego Di Dio La Corte Editore

Recensione di "Ultimo sangue" di Diego Di Dio La Corte Editore
“Alisa e Buba sono due sicari professionisti. Lavorano spalla a spalla nella Napoli in cui si consuma una guerra taciturna tra due imperi criminali. Quando don Luigi e suo figlio Gabriele vengono brutalmente uccisi, però, tutto cambia. Donna Teresa, ora vedova e assetata di vendetta, assolda i due killer per porre fine, una volta per tutte, all’intera vicenda. La boss del crimine ha una missione per loro: trovare e ammazzare la figlia di don Pasquale, responsabile di aver ordito il piano che ha portato allo sterminio della sua famiglia. In questo mondo di corruzione, fatto di armi e incline ai tradimenti, si muovono Alisa e Buba, che nel frattempo devono fare i conti con un passato dal quale non vorrebbero fare altro che fuggire. Perché non sono solo assassini. Sono due sopravvissuti. E in una realtà divorata dall’odio e consumata dal desiderio incontrollabile di potere, sanno che possono fidarsi solamente l’uno dell’altra. Ma sarà sufficiente? Un’ultima missione, un’ultima rivincita, un ultimo sangue.”
Se questo libro fosse un dipinto, sulla tela ci sarebbero tutti i colori e le sfumature necessari a “raffigurare“ la storia che viene narrata.
Se fosse una melodia, sullo spartito si troverebbero tutte le note e le pause per “suonare” quella storia.
Se fosse un film… ecco, a dire il vero, dovrebbe diventare un film. Non una serie televisiva ma un vero e proprio film.
Diego Di Dio scrive, non produce parole ma scrive davvero. Con precisione e attenzione, portando rispetto per il suo lettore. Una storia intensa. Una storia bagnata da dolore, malvagità, paura. Intrisa, soprattutto, da una disarmante umanità. Quella sconfinata umanità che sta lì in bilico tra il bene e il male: “Il bene e il male esistono, e la distanza che li separa non è un abisso, ma un passo. Ognuno di noi nasce su quel passo.”
Il lettore sta dalla parte di tutti, perché si può stare anche dalla parte del male, quando il male è l’unica soluzione possibile.
Una scrittura efficace, mai banale. Descrizioni che consentono al lettore non solo di immaginare ma di vedere proprio, davanti ai suoi occhi, la scena.
Ma c’è una cosa (insomma cosa) che mi ha lasciata “confusa e felice”. Tanto felice. Il racconto della maternità. Perché anche di questo si parla in questo romanzo: di quell’amore che siamo sempre tutti propensi a pensare che solo una donna possa capire, possa “sentire”. Vi posso assicurare che in questo romanzo quel sentimento è descritto con cura e attenzione, senza inutili e scontate banalità. Ed è descritto da un uomo, uno scrittore: Diego Di Dio.
Uno scrittore che scrive come un pittore dovrebbe dipingere un quadro sulla tela; scrive come un musicista dovrebbe comporre il suo spartito; scrive come un regista dovrebbe mettere in scena un film. Con cura, sentimento, precisione, e passione. Scrive con pazienza, quella che spesso manca a chi scrive.



mercoledì 13 luglio 2022

Recensione di "Sono Coniglio, partigiano" di Elisabetta Violani Echos Edizioni

 Recensione di "Sono Coniglio, partigiano" di Elisabetta Violani Echos Edizioni

"Il libro racconta le avventure di un giovane soldato tedesco che diserta da un porto della riviera ligure durante la seconda guerra mondiale e la vicenda è ispirata a quella realmente accaduta ad un amico di famiglia dell’autrice. Grazie all’aiuto di una giovane donna di cui si innamora, il protagonista si unisce ai partigiani e combatte nella resistenza, a suo modo però. È un disegnatore e lui si definisce un artista, non riesce a sparare ed è sempre in preda ad una paura folle di morire: per questo viene soprannominato Coniglio. All’inizio ha vita dura, ma a poco a poco i suoi compagni finiscono con l’accettarlo per quello che è e ne sfrutteranno al massimo le capacità, ossia la profonda lealtà nonché la non comune forza fisica. Grazie anche alla sua arte, il disegno, si guadagnerà la stima dei suoi compagni diventando parte integrante, se non addirittura indispensabile, della piccola comunità partigiana di cui andrà a fare parte. Nel romanzo viene raccontata la resistenza da un punto di vista inusuale che però affonda le radici nella storia: la guerra è da sempre un male deprecabile, frutto della peggiore nefandezza umana e l’uomo è costretto a convivere con la sua natura che è uguale a tutte le latitudini, nel bene e nel male.”
Con una scrittura energica ed elegante l’autrice più che raccontare disegna, perché è quello a cui il lettore si trova davanti: a disegni che ritraggono un mondo spietato, vite recise, condannate, perse nel vento di una umanità disarmante. L’uomo che uccide un altro uomo, così come se niente fosse. Uccide la carne e sotterra sentimenti, emozioni, gioie. Tutto si vanifica in un colpo di fucile. E rimane il dolore. Il dolore è un fiore sopra a un cumulo di terra, sopra a un cadavere, sopra a una vita vissuta a metà.
Una storia ispirata a una vicenda realmente accaduta, che racconta il valore della Resistenza, che parla della Resistenza partigiana, perché il ricordo non deve essere cancellato. Deve essere gridato. Così come deve essere l’amore. Resiste chi ama, chi crede, chi non dimentica. E la cultura è resistenza. E la vera arte fa cultura.
Sono Coniglio, partigiano, mentre lo leggi ti viene voglia di urlare. Perché la Resistenza non è una favola inventata dagli uomini. E la Violani la racconta in queste pagine, attraverso una carrellata di personaggi ben caratterizzati. L’autrice si fa voce narrante autentica, vera, straordinaria.



lunedì 11 luglio 2022

Recensione di "Appunti sulla tua scomparsa improvvisa" di Alison Espach“ Bollati Boringhieri editore.

Recensione di "Appunti sulla tua scomparsa improvvisa" di Alison Espach“ Bollati Boringhieri editore.

Da sempre, Sally, tredici anni, guarda alla sorella sedicenne Kathy con ammirazione, rispetto e infinito amore: Kathy è bellissima, elegante, dotata nel canto, ricercata dai compagni di scuola. Sally condivide con lei tutte le esperienze della loro adolescenza, e anche le confidenze sul primo amore di Kathy, Billy, star emergente della squadra di basket locale, che presto, per motivi diversi, diventa inesauribile fonte di struggimento anche per Sally. Fino al tragico giorno dell'incidente in cui Kathy perde la vita: Billy e Sally sono ora destinati a essere uniti per sempre, la tragica, accidentale morte di Sally li coinvolge entrambi e sconvolge le esistenze di tutti i componenti delle loro tranquille famiglie americane. Ambientato nel corso di quindici anni, Appunti sulla tua scomparsa improvvisa è narrato in prima persona da Sally, che racconta a Kathy che cosa accade nella vita di chi resta, dando voce alla limpidezza dei suoi pensieri e all'assoluta sincerità delle sue emozioni. Ne risulta un romanzo straordinario, che non è solo una storia d'amore mozzafiato tra due persone spezzate e inspiegabilmente, scomodamente attratte l'una dall'altra, ma anche una storia di formazione ironica e sottile capace di esplorare i modi bizzarri e inaspettati in cui le persone che amiamo di più continuano a plasmare la nostra vita molto tempo dopo essersene andate: perché chi scompare non scompare mai davvero finché continueremo a cercare i segni della sua presenza dentro e fuori di noi.”
La vita dà, la vita toglie. E non chiede il permesso. Questa facoltà, che solo la vita ha, la si può chiamare in tanti modi: volere di Dio; fatalità; casualità; destino. Chiamiamola pure -la più tollerabile spiegazione e giustificazione- che ognuno di noi trova per continuare a vivere nonostante un dolore, provato per la scomparsa improvvisa o meno di qualcuno che amiamo profondamente.
In “Appunti sulla tua scomparsa improvvisa”, lo si legge chiaramente il dolore, anzi per meglio dire, lo si mastica, lo si tocca con mano, quasi lo si prova, nonostante i sorrisi e le risate che la stessa lettura provoca. È questa la grandezza del romanzo, per essere stato scritto con una mano straordinaria. L’autrice descrive il dolore senza cadere in quelle offensive e scontate banalità, senza alcuna retorica, in cui molti invece, purtroppo, inciampano.
Perché se è vero che il dolore ci annienta è anche vero che ci trasforma se, di quel dolore, sappiamo cogliere il meglio.
Sally è la voce narrante che parla con la sorella Kathy. È consapevole del fatto che la sorella non ci sia più. Perché è proprio questo il punto: Kathy non c’è più. Questo, però, non le basta. Non le può bastare. Perché sua sorella c’è stata, era viva, così viva da raccontarle ogni cosa. Lo ammette che non c’è più, lo urla in faccia al mondo: -mia sorella è morta, è chiusa in una bara, è sottoterra…- Nonostante questo le racconta la vita che non ha più, la vita che vive lei, che vive il suo ragazzo, quello che ha lasciato.
Sally racconta alla sorella cosa succede nelle vite di chi resta. Di chi è rimasto a respirare la stessa aria che respirava lei. E la mancanza di Kathy ognuno la vive a proprio modo: il padre diventa pigro ma poi vuole a tutti i costi abbattere gli alberi del giardino prima che un uragano possa portarli via; la madre vede Kathy in un gatto randagio o in un uccello che vuole entrare in casa; il fidanzato si fa un tatuaggio per ricoprire la ferita.
La Espach con la sua scrittura frizzante, allegra e precisa compie un miracolo: quello di parlare del dolore facendo ridere il lettore.
È un racconto di formazione e nello stesso tempo un potente mezzo che lancia un messaggio forte e chiaro: il dolore lo si può attraversare, gli si può, addirittura, passare in mezzo. Poi lo si deve cogliere, stringere tra le mani, guardarlo e lasciarlo andare lanciandolo in aria. Cadrà il dolore, si farà male, non riuscirà ad alzarsi. Dovremo tendergli una mano, farcelo amico. E un amico, se è vero, è una forza.



lunedì 4 luglio 2022

Recensione di "Sconosciuti in treno" di Patricia Highsmith, edizioni La nave di Teseo

Recensione di "Sconosciuti in treno" di Patricia Highsmith, edizioni La nave di Teseo

-"Io ucciderò sua moglie e lei ucciderà mio padre. Ci siamo incontrati in treno e nessuno sa che ci conosciamo. Un alibi perfetto." Avvicinato da uno sconosciuto in uno scompartimento di un treno con una proposta decisamente inconsueta, e molto pericolosa, l'insicuro e tormentato Guy Haines si trova, quasi contro la sua volontà, invischiato in un incubo da cui non potrà più sottrarsi. Il romanzo d'esordio di Patricia Highsmith, che ha ispirato il film di Alfred Hitchcock "L'altro uomo", è un thriller a orologeria su un delitto perfetto e, insieme, un'indagine nel profondo della psiche dei due protagonisti, due uomini legati da una complicità che li porterà a superare ogni limite.-
Romanzo d’esordio di Patricia Highsmith, dal quale Alfred Hitchcock trasse il film “Delitto per delitto”. Un thriller psicologico che narra del rapporto “malato” tra i due protagonisti: l’insicuro Guy Haines e lo psicopatico Anthony Bruno. I due uomini si scambiano due delitti, ritenendo che agendo in questo modo non possano essere scoperti. Anthony uccide la moglie di Guy e quest’ultimo uccide il padre di Anthony.
La caratterizzazione dei personaggi è molto precisa.
Bruno è completamente pazzo, alcolizzato e con una vera propria “passione” per il delitto perfetto.
Guy fondamentalmente è un buono che però si lascia trascinare da Bruno, così da diventare paranoico e ossessivo quanto lui.
L’autrice, con uno stile molto scorrevole, è riuscita a rendere chiare e quasi palpabili il susseguirsi di emozioni che i due protagonisti provano. Il disagio psicologico dei personaggi è ben descritto e il romanzo risulta essere inquietante e intrigante tanto da lasciare il lettore con una sorta di angoscia e con la consapevolezza che la follia potrebbe un giorno bussare alla porta di casa di ognuno di noi.



sabato 11 giugno 2022

Recensione de "La casa di tolleranza" di Marco Vichi, Guanda Editore.

Recensione de "La casa di tolleranza" di Marco Vichi, Guanda Editore.

“Siamo nel '49, Bordelli è entrato in Pubblica Sicurezza da due anni, è vice commissario in prova. Non ha ancora l'automobile e si muove in bicicletta. Sta comprando l'appartamento di via del Leone, con l'aiuto dei genitori e di un prestito bancario. Ha trentanove anni, e la memoria colma di ricordi di una guerra sanguinosa, dalla quale è tornato con un cane lupo grande come un vitello, un cane delle SS che lui ha trovato ferito e che ha salvato: Blisk. Durante un controllo in una casa di tolleranza, incarico che lui detesta, incontra una prostituta singolare, che nelle pause tra un cliente e l'altro lavora a maglia. Nasce subito una simpatia destinata a trasformarsi in amicizia. E il loro incontro, per puro caso, trascinerà Bordelli in un'indagine complicata e pericolosa, che lo costringerà a mettere in moto tutte le sue capacità. Tra una «rilassante» passeggiata nei cimiteri – dove verrà scoperchiata una macabra vicenda – e il ricordo di una notte passata a raccontarsi storie, che darà il via alla tradizione delle cene della Confraternita del Chianti, conosciamo il giovane Bordelli, investigatore alle prime armi ma con un gran fiuto nel risolvere i casi più intricati.”
L’autore descrive una Firenze del secondo dopoguerra. Vichi ci consegna tre racconti che formano un percorso di storia. La nostra storia, fatta di -bene- e di -male-.
«… non dimenticare che in ogni momento della vita ci si trova a scegliere tra il bene e il male, anche quando non ce ne rendiamo conto. Mi raccomando: scegli unicamente il bene, anche se spesso sarai costretto a percorrere la strada più difficile.» Così l'autore fa dire a un suo personaggio.
La lettura scorre via veloce. Tutti i tre racconti sono avvincenti, con una trama solida e ben costruita. Uno stile letterario magistrale, perché preciso e senza inutili figure retoriche. Vichi va al sodo e ogni volta fa centro.



mercoledì 25 maggio 2022

Recensione di "Come un respiro" di Ferzan Ozpetek edizioni Mondadori

Recensione di "Come un respiro" di Ferzan Ozpetek edizioni Mondadori

“È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d'abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un'ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l'esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l'Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie.”
Questo romanzo è un viaggio nei sentimenti. Verità, bugie, odio, amore. Il lettore simpatizza subito con Elsa e Adele che a piccoli passi, in silenzio, lo conquistano completamente. Ogni loro lacrima, il dolore da loro narrato, così come ogni loro incertezza e insicurezza diventano anche di chi, pagina dopo pagina, scopre la grandezza di questo libro. Una storia che insegna che l’amore può renderci folli ma che per amare gli altri dobbiamo imparare ad amare noi stessi.
Con uno stile letterario “cinematografico”, Ozpetek rende ogni dettaglio, ogni dialogo e tutti i personaggi così veri, che il lettore fatica a tenere a bada l’onda emozionale che la stessa storia suscita.
-Come un respiro- è un “thriller” di sentimenti e di emozioni. Pagine scritte magistralmente, pagine di vita.


domenica 15 maggio 2022

Recensione de "Le sette morti di Evelyn Hardcastle" di Stuart Turton. Neri Pozza, editore.

Recensione de "Le sette morti di Evelyn Hardcastle" di Stuart Turton. Neri Pozza, editore.

Una storia che non ha un flusso costante ma è proprio questo che rende il libro, un romanzo originale.
Ben scritto e ben strutturato. Ottime le descrizioni. I personaggi sono perfettamente delineati, particolare imprescindibile perché sono tutti assolutamente necessari alla trama. Non esistono personaggi secondari.
Siccome l’intreccio narrativo è di un certo spessore, vi consiglio di leggerlo quando avrete molto tempo da dedicare alla lettura. Altrimenti potreste correre il rischio di “perdervi”.
I colpi di scena non mancano… mi fermo qui, perché questo è uno di quei libri per i quali si rischia, con una recensione, di svelare troppo…
"Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell'alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d'artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell'attimo in cui esplodono nell'aria i preannunciati fuochi d'artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell'acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L'invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell'acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l'assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House... Accolto dall'entusiasmo della critica al suo apparire, vincitore del Costa First Novel Award, Le sette morti di Evelyn Hardcastle è, come ha scritto il Financial Times, «qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora», un romanzo geniale in cui Agatha Christie incontra "Black Mirror". "