mercoledì 10 novembre 2021

Recensione de "La stagione più crudele" di Chiara Deiana Edizioni Mondadori

 Recensione de "La stagione più crudele" di Chiara Deiana Edizioni Mondadori

"Asia è in campagna, nel posto dove torna ogni anno e dove per tutto l'anno desidera tornare, e aspetta l'arrivo di Matilde, la sua migliore amica, con cui condivide la libertà che a dodici anni si inizia ad assaggiare nei mesi estivi. Si prepara perciò a sfrecciare insieme a lei in bicicletta per le vie del paese, a sfuggire gli sguardi inquisitori delle vecchie eternamente schierate sulle panchine, capaci di trasformare le giovani ragazze come loro - Asia e Matilde ne sono certe - in mummie incartapecorite. A mettere da parte le monetine per i videogiochi nel circolo in cui si ritrovano tutti, a lanciare la bici a tutta velocità per esplorare zone del bosco in cui non sono mai state. Un campo di girasoli è la superficie della Luna, ai vecchi lavatoi si nasconde una congrega di vampiri, l'agriturismo abbandonato è infestato di spettri e nasconde il più feroce dei cani assassini. È la magia dei luoghi in cui abbiamo trascorso l'infanzia, e gli scenari della nostra immaginazione si sovrappongono a quelli reali, dando loro una vita che non si estinguerà mai. Un giorno però succede qualcosa, qualcosa che Asia non confida a nessuno, e che ingigantisce dentro di lei fino a sembrarle inconfessabile. E questo primo segreto se ne tira dietro altri, fino a creare una frattura profonda tra lei e chi le sta intorno. L'infanzia le si sgretola tra le mani prima che lei abbia la minima idea di cosa mai potrà prenderne il posto e si apre una stagione fatta di inizi: se fino a quel momento le sue paure erano quelle infantili, Asia si troverà ora ad affrontare le prime prove della vita. Il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, le prime incrinature nella pienezza dell'esistere, l'incontro con il dolore e con la morte: temi cruciali su cui Chiara Deiana getta uno sguardo al tempo stesso consapevole e fresco."
La stagione più crudele è l’opera d’esordio di Chiara Deiana. È una storia originale e particolare. L’autrice racconta di Asia, una bambina figlia di due genitori separati molto legata alla figura paterna. Asia vive la separazione dei propri genitori in modo apparentemente tranquillo ma in realtà le cose non sono proprio così, perché la bambina ha imparato a vivere nascondendo le proprie emozioni non solo agli altri ma anche a se stessa. La bambina sembra serena: ha una nonna che la coccola preparandole tante cose buone da mangiare, un padre che tutti i giorni le ricorda che le vuole bene e un’amica del cuore, Matilde, con la quale passa sempre le vacanze estive. Ma non quell’estate quando Asia nel bosco scopre, per puro caso, un cadavere con il quale instaura un rapporto particolare, tanto da accudirlo come se fosse un suo vecchio compagno di giochi. Asia non ha paura di un morto, anzi. E nemmeno ha paura per lei, in fondo ha trovato un cadavere in un bosco e di paura dovrebbe averne tanta. E invece no. Lì per lì la storia può sembrare assurda. Andando avanti con la lettura, invece, la storia diventa grandiosa. In un paese che risulta essere la fotocopia di tanti altri paesi, dove tutti parlano e sparlano, dove tutti sanno di tutti, dove tutti giudicano tutti, e in una famiglia dove la nonna e il padre la trattano come se fosse un oggetto di vetro fragilissimo, quel cadavere diventa il suo unico amico. Quell’uomo è morto, quindi non parla, non giudica, non le dice cosa deve fare e non fare. Quel morto è il suo punto di riferimento e soprattutto non la deluderà mai a differenza della madre che litiga con il padre, della nonna che pensa solo a farla mangiare rendendole i pranzi e le cene insopportabile e di Matilde che nonostante dica di esserle amica, invece, la tradirà.
“La stagione più crudele” è un romanzo breve, scorrevole perché ben scritto, dal ritmo serrato. È un romanzo che parla dell’importanza dell’adolescenza, della genitorialità e dell’amicizia. A tratti è un romanzo crudele, perché mette il lettore davanti ad una verità, ovvero che molto spesso gli adulti mentono ai bambini solo per puro egoismo. Infatti Asia inizia a cresce proprio quando scopre che gli adulti mentono, persino suo padre che nasconde una relazione con una donna molto più giovane di lui.
Ed è un morto che svela ad Asia le due terribili verità della vita: ovvero che le cose e le persone non sono sempre come appaiono e che la morte esiste. La morte, che per quanto faccia paura, mette a tacere tutto e tutti.



sabato 23 ottobre 2021

Recensione de "L'ombra della perduta felicità" di Roberto Centazzo, TEA edizioni

 Recensione de "L'ombra della perduta felicità" di Roberto Centazzo, TEA edizioni.

"Che malinconia, le giornate ventose e fredde di fine settembre, a Genova. E se sei un poliziotto in pensione, la avverti ancora di più. Sono un po' tristi i tre amici della Squadra speciale Minestrina in brodo, Santoro, Mignogna e Pammattone, e, in preda alla noia, cercano pretesti per tornare a essere padroni del loro tempo. Forse un viaggio potrebbe essere la soluzione. Così, quando un amico del Sindacato autonomo di Polizia telefona a Santoro per una consulenza su uno spinoso caso di provvedimenti disciplinari ai danni di un collega, Giacomo Dotta, che gestisce con la madre un agriturismo nelle Langhe, ecco che si delinea la scusa perfetta per un bel giro sulle colline piemontesi. Ma, giunti sul posto, i tre si accorgono ben presto che la situazione è molto più grave di quanto avevano immaginato: Giacomo si ritiene vittima di una gigantesca frode inerente prodotti agricoli contaminati spacciati per biologici e insiste nelle sue accuse, rivolte anche a pezzi grossi della Procura. I tre amici, preoccupati per il collega, chiuso e isolato nel suo risentimento, vogliono vederci chiaro: cosa c'è di vero nelle pesanti accuse di Giacomo, che è arrivato coni suoi esposti persino all'Antimafia? Riusciranno a riabilitarlo e a restituirgli un po' di fiducia nella giustizia, e nella vita?"
Una narrazione piacevole e leggera, dove l’ironia è dosata con cura. Come sempre Centazzo affronta, con quello stile che lo contraddistingue, temi importanti come il suicidio, la corruzione…
La storia, a tratti malinconica, risulta dolce così come lo sono i personaggi che via via s’incontrano pagina dopo pagina.
Una storia che commuove e induce alla riflessione. Anche questa volta Centazzo disegna uno spaccato di umanità in cui tutti possiamo ritrovarci o ritrovare quell’ombra della perduta felicità.



venerdì 15 ottobre 2021

Recensione de "Il ricordo del 9" di Salvatore Lanno Salvatore Lanno, Sovera edizioni Edizioni Sovera

Recensione de "Il ricordo del 9" di Salvatore Lanno Salvatore Lanno, Sovera edizioni Edizioni Sovera

"Una storia a sfondo autobiografico che si dipana intorno alla magia del numero 9 che più volte ritorna emblematicamente nella vita dell'autore e che, apparentemente per caso, ne segna la vita. Dal racconto trapela la serenità del protagonista che ha trovato la -felicità- in una sana e profonda ricerca di sé."
Un libro da leggere con il cuore, perché gli occhi non bastano. Ci sono parole, emozioni e sentimenti che si devono leggere con il cuore. Un racconto toccante, forte e incisivo quanto basta. L’autore racconta il dolore fisico e psicologico causatogli da un crudele destino che gli sottrae un amico d’infanzia mettendo fine alla loro spensieratezza. La scrittura di Lanno che risulta essere semplice, chiara e priva, fortunatamente, di inutili fronzoli, coinvolge fin dalle prime pagine. L’autore ricorda quel triste giorno, l’ultimo passato insieme al suo amico Simone. Dopo una giornata trascorsa a vendemmiare i due ragazzi, a bordo di una vespa, stanno tornando a casa. Un trattore li investe e il conducente se ne va senza soccorrerli. Rabbia su rabbia, dolore su dolore: Simone muore, Salvatore riesce a salvarsi dopo un lungo e doloroso calvario. La storia ruota e si snoda fortemente intorno al numero 9 che ritorna più volte nella vita del protagonista. Un breve romanzo d’amore, che parla dell’importanza dell’amicizia, della fede, della famiglia. Una storia carica di valori che al giorno d’oggi sembrano essersi persi, come l’onesta, l’altruismo e il perdono.
L'autore parla del dolore attraverso il cuore e per il cuore. Lo accetta perché sa che il dolore fa parte della nostra vita. Lanno sa che solo la forza dell’amore può salvarci dagli effetti devastanti della rabbia, della cattiveria e dell’invidia.




lunedì 11 ottobre 2021

Recensione di "Bevande incluse" di Roberto Centazzo, @TEA edizioni

Recensione di "Bevande incluse" di Roberto Centazzo, @TEA edizioni

“Cala Marina: un piccolo mondo con i suoi riti, i suoi protagonisti, i suoi segreti; un velo di malinconia, una buona dose di ironia, gli incontri, i casi del destino, le storie.
Luglio 1967. Cala Marina è un incantevole paese della riviera di ponente, dove il tempo scorre lento, soprattutto nella stazione ferroviaria, tra le chiacchiere di una piccola comunità che passa lì le proprie giornate: Dalmasso, il capostazione triste, e Ludovica, la barista sensibile; Silvano, dentro la sua edicola piena di fumetti, e il professor Martinelli, pendolare, matematico e filosofo; Bartolomeo, il tassista, e Norberto, il maresciallo della Polfer, e infine Adelmo, l'uomo delle pulizie, che è muto ma osserva tutto ciò che scorre sotto i suoi occhi, e trova il modo di raccontarlo. Come la storia della bella Barbara, che soffre per il suo matrimonio infelice e senza amore con il truce Eusebio, il proprietario dell'Hotel Italia. Eccola, nella sua quotidiana lotta per far quadrare i conti sempre in perdita a causa delle spese folli del marito al casinò, nel suo desiderio frustrato di maternità, nella sua mesta voglia di vivere e di cambiare. Finché Barbara un giorno, appeso il grembiule alla porta della cucina, sale su un treno e fa perdere le sue tracce, così, senza un saluto, creando un incredibile scompiglio nelle assolate giornate di Cala Marina...”
Con ironia, con una scrittura piacevole e pulita, anche in questo romanzo, Centazzo fa sorridere e riflettere. Sono tanti i personaggi che pagina dopo pagina incontriamo in questo libro e nessuno di loro ha un ruolo secondario, perché tutti sono parte integrante della storia. Una storia che è uno spaccato di umanità: gioia, dolore, emozioni contrastanti, svariati sentimenti e tormenti dell’anima, occasioni perdute, rimpianti e rimorsi, sogni. Questi sono gli ingredienti di questo gradevole romanzo.
I personaggi sono ben caratterizzati, così come sono ben descritti luoghi e ambienti. Un romanzo che descrive la vita, quella vera e che fa riflettere sulla fragilità umana.
“La vita è un regalo e come tale va vissuta, senza perdersi in calcoli meschini, senza tormenti, senza recriminazioni e, soprattutto, senza rimpianti e senza rimorsi. Non devi far altro che prenderla così com'è, come un menu a prezzo fisso, l'intera offerta, il buono e il meno buono, il giusto e lo sbagliato, tutto il pacchetto, insomma, primo, secondo, contorno e dessert, bevande incluse.”



giovedì 30 settembre 2021

Recensione de "Il tocco del piccolo angelo" di Fiorenza Pistocchi, Neos Edizioni.

Recensione de "Il tocco del piccolo angelo" di Fiorenza Pistocchi, Neos Edizioni.

"Linette, giovane, capelli crespi e occhi abbaglianti, ha un passato doloroso. Sta iniziando una nuova vita, ma le visioni che le scorrono nelle vene insieme al sangue creolo, offuscano la realtà. Un omicidio la obbligherà a chiarire la natura delle sue percezioni e a lottare per se stessa e per gli affetti in cui crede.
Lambrate, periferia di Milano. Il corpo di una donna viene trovato sotto il viadotto della tangenziale.
Inizia un’inchiesta lunga e problematica dalla quale faticano a emergere i moventi dell’assassinio. Il commissario Perego si imbatte nell’inatteso…"
Uno stile letterario elegante, preciso senza fronzoli. Una penna sicura quella della Pistocchi che cattura il lettore attraverso le emozioni che via via la storia susciterà in lui. Personaggi bene caratterizzati, luoghi ben descritti. Un giallo carico di umanità e sentimenti. Rabbia, gioia, dolore, orrore sono gli ingredienti di questa storia dove l’amore materno prevale su tutto e tutti. All’autrice va il merito di avere scritto un romanzo senza “luoghi comuni” e senza alcuna “sdolcinatura”. Ancora una volta la Pistocchi ha dimostrato di avere una grande sensibilità e di osservare il genere umano nella sua interezza e fragilità.


lunedì 20 settembre 2021

Recensione di "I quaderni botanici di Madame Lucie" di Mélissa Da Costa - Auteure, Rizzoli edizioni.

Recensione di "I quaderni botanici di Madame Lucie" di Mélissa Da Costa - Auteure, Rizzoli edizioni.

"Fuori è l'estate luminosa e insopportabile di luglio quando Amande Luzin, trent'anni, entra per la prima volta nella casa che ha affittato nelle campagne francesi dell'Auvergne. Ad accoglierla, come una benedizione, trova finestre sbarrate, buio, silenzio; un rifugio. È qui, lontano da tutti, che ha deciso di nascondersi dopo la morte improvvisa di suo marito e della bambina che portava in grembo. Fuori è l'estate ma Amande non la guarda, non apre mai le imposte. Non vuole più, nella sua vita, l'interferenza della luce. Finché, in uno di quei giorni tutti uguali, ovattati e spenti, trova alcuni strani appunti lasciati lì dalla vecchia proprietaria, Madame Lucie: su agende e calendari, scritte in una bella grafia tonda, ci sono semplici e dettagliate indicazioni per la cura del giardino, una specie di lunario fatto in casa. La terra è lì, appena oltre la porta, abbandonata e incolta. Amande è una giovane donna di città, che non ha mai indossato un paio di stivali di gomma, eppure suo malgrado si trova a cedere; interra il primo seme, vedrà spuntare
un germoglio: nella palude del suo dolore, una piccola, fragrante, promessa di futuro."
Con una scrittura chiara e senza inutili fronzoli, pungente al punto giusto, Mélissa Da Costa consegna al lettore delle pagine che raccontano il dolore, la sofferenza e la depressione conseguenti a un doppio lutto. La protagonista racconta la sua rovinosa caduta ma anche la sua risalita e conseguente rinascita.
Perché elaborare e superare il dolore causato da un lutto è sempre un percorso lento e tortuoso che non conosce vie più brevi e alternative, soprattutto se a morire è l’altra metà del nostro cielo e quella dolce bambina che avevamo in grembo. Amande, la protagonista, decide di allontanarsi dagli affetti più cari e dalla sua casa per rintanarsi in campagna, in una casa isolata nell’Auvergne, per poter dimenticare ogni cosa, anche se stessa.
Davvero si può continuare a vivere nonostante quella "rumorosa e ingombrante" assenza? Davvero possiamo trovare un gancio, un àncora di salvezza a cui aggrapparci per ricominciare a vivere? La casa che Amande sceglie come nuova dimora, dove decide di custodire il suo dolore, si rivela fondamentale. La stessa casa è stata custode di un altro dolore, quella della proprietaria precedente, con la quale Amande instaura un dialogo attraverso gli appunti di giardinaggio che trova sparsi per casa. Saranno così i fiori, l'orto e la terra a salvare Amande.
Un romanzo decisamente forte che parla di morte ma che profuma di vita, che celebra la vita nonostante la morte, che urla dolore, perché il dolore non va nascosto ma accolto.


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martedì 7 settembre 2021

Recensione di "La Ragazza nella Nebbia" di Donato Carrisi, Longanesi editore.

 Recensione di "La Ragazza nella Nebbia" di Donato Carrisi, Longanesi editore.

"La notte in cui tutto cambia per sempre è una notte di ghiaccio e nebbia ad Avechot, un paese rintanato in una valle profonda fra le ombre delle alpi. Forse è stata proprio colpa della nebbia se l'auto dell'agente speciale Vogel è finita in un fosso. Un banale incidente. Vogel è illeso, ma sotto shock. Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l'agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt'altra parte, lontano da Avechot. Infatti, sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso "mediatico". Perché è questa la specialità di Vogel. Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Ottenere sempre più fondi per l'indagine grazie all'attenzione e alle pressioni del "pubblico a casa". Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. Questo è il suo gioco, e questa è la sua "firma". Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, sicuro dei propri metodi, per far sì che un crimine riceva ciò che realmente gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un'"audience". Sono passati due mesi da tutto questo, e l'agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì? Perché quell'incidente? Ma soprattutto, visto che è illeso, a chi appartiene il sangue che ha sui vestiti?"
Un ottimo giallo psicologico. Il ritmo della narrazione, anche se è lento, tiene alta l’attenzione del lettore. Anche l'azione è minima ma è ciò che rende questo romanzo un grande romanzo giallo. Il punto di vista è alternato tra presente e passato. Tre sono i personaggi principali: l’agente speciale Vogel, lo psichiatra Flores e il professore Martini, insegnante di Anna Lou una ragazzina di sedici anni dai capelli rossi e amante dei gatti, che un giorno scompare.
Quello che rende particolarmente interessante questo romanzo è che non si cerca la ragazza ma il colpevole. Tutto è mirato a stanare colui che ha rapito la ragazza. Carrisi ha uno stile tutto suo: freddo, preciso, calcolato, disarmante. I colpi di scena si susseguono senza creare disordine. Nessun personaggio è stereotipato, perché come le persone vere ognuno di loro ha pregi e difetti, anche se “... è il cattivo che fa la storia, perché è il male il vero motore di ogni racconto.”